Anche Spotify lancia un servizio per monetizzare i podcast (a condizioni più vantaggiose di Apple)

Il programma, Paid Subscriptions, è già attivo negli Usa. Trovi poi le notizie della settimana, un'analisi di Lagonegro sulle novità audio di Facebook, i consigli di lettura e quelli d'ascolto

Ciao! Io sono Andrea Federica de Cesco e questa è Questioni d’orecchio, il mio spazio settimanale dedicato al mondo dell’audio parlato, podcast e audiolibri in primis.
Non mi dilungo perché questa newsletter è già immensamente lunga (e infatti c’è il rischio che il client di posta la tagli: nel caso alla fine clicca per leggerla tutta).
Ti ricordo solo che se vuoi partecipare al mio sondaggio sui generi di podcast più ascoltati puoi ancora farlo.

Partecipa al sondaggio

Buona lettura!


Per sostenere economicamente il lavoro necessario a realizzare Questioni d’orecchio clicca sul tasto “Subscribe now” e scegli uno dei piani a pagamento (5 euro al mese o 30 all’anno; ma per i super sostenitori c’è anche l’opzione da 90 euro all’anno).
E se ti sei già iscrittə, GRAZIE! Di cuore.


I dettagli di Spotify Paid Subscriptions

È iniziata una nuova era nel mondo dei podcast: quella dei contenuti su abbonamento. A sancire il suo inizio è stato il lancio di Apple Podcasts Subscriptions settimana scorsa e, ieri, quello di Spotify Paid Subscriptions. Già due anni fa Luminary aveva tentato di andare in questa direzione, seppur con scarso successo. Ora sono i due più grandi player del settore a provare a cambiare le cose. Gli ascoltatori continuano e continueranno ad avere a disposizione centinaia di migliaia di podcast gratuiti. Ma nel frattempo Apple e Spotify mirano a normalizzare anche in questo settore il business model basato sulle subscription che viene adottato da tempo in altri ambiti, dalla musica alle serie tv. Servizi per la monetizzazione (anche) dei podcast esistono già. Ci sono, per esempio, Patreon, oppure Supporting Cast. Si tratta però di servizi terzi. La rivoluzione sta nel fatto che Apple e Spotify danno questa possibilità ai podcaster e agli ascoltatori che desiderano supportarli direttamente tramite le loro piattaforme.

Era da qualche mese che si vociferava che Apple e Spotify avrebbero offerto delle opzioni di monetizzazione ai propri creator (termine con cui in questo caso ci si riferisce ai podcaster, ossia ai creatori di contenuti audio). Di un servizio premium di Apple per i podcast si parlava a gennaio. L’ufficialità è arrivata nel corso dell’evento Spring Loaded, che si è tenuto martedì 20 aprile. Trovi tutti i dettagli nell’edizione di questa newsletter uscita mercoledì scorso. Le voci relative a Spotify risalgono invece a novembre. Durante l’evento Stream On, che si è svolto a febbraio, l’azienda aveva poi fornito qualche anticipazione al riguardo. I dettagli li abbiamo avuti ieri tramite un post sul blog di Spotify.

Il servizio, come scrivo qui sopra, si chiama Paid Subscriptions e per ora è disponibile soltanto negli Stati Uniti, ma nei prossimi mesi arriverà anche nel resto del mondo. Vi si accede tramite Anchor, la piattaforma di podcasting di Spotify, e consente ai podcaster di selezionare quali episodi del proprio podcast rendere disponibili su abbonamento. Gli episodi in questione risulteranno disponibili a pagamento non solo su Spotify, ma anche sulle altre app d’ascolto. Il podcaster ha la possibilità di scegliere fra tre fasce di prezzo, 2,99 euro al mese, 4,99 e 7,99, e al momento mette in tasca il 100% di quello che guadagna (Spotify tratterrà il 5% a partire dal 2023). «Vogliamo consentire un'ampia distribuzione di contenuti per soli abbonati con lo scopo di aiutare i podcaster a massimizzare il loro pubblico in abbonamento e ad ampliarlo a partire dalle loro basi di ascoltatori», ha spiegato l’azienda, che nel comunicato stampa per annunciare i risultati del primo trimestre finanziario 2021 ha detto di ospitare 2,6 milioni di podcast (400 mila in più rispetto al quarto trimestre 2020). «Questi contenuti possono essere cercati e individuati all’interno di Spotify come tutti gli altri episodi di podcast». Gli episodi a pagamento sono contrassegnati da un’icona a forma di lucchetto sul pulsante play.

Al momento ci sono 12 podcaster indipendenti che stanno sperimentando il programma negli Usa, pubblicando «contenuti bonus» per soli abbonati. E la NPR (National Public Radio, un'organizzazione indipendente no-profit comprendente oltre 900 stazioni radio statunitensi) ha reso diponibile a pagamento una selezione dei suoi podcast privi di sponsor, offrendo così ai propri ascoltatori l’opportunità di supportarla. I podcast in questione avranno la dicitura “Plus”. (La NPR è anche tra i primi editori ad avere aderito ad Apple Podcasts Subscriptions e, a parte, sta sviluppando un programma per rendere i propri podcast disponibili senza pubblicità dietro il pagamento di un abbonamento). Inoltre Spotify ha iniziato ad accettare candidature tramite una lista d’attesa, in modo da estendere ad altri creator. «Gli abbonamenti sono un'ottima fonte di entrate ricorrenti, anche per gli show con un numero esiguo di iscritti», osserva Spotify. «Possono rivelarsi molto più redditizi e stabili degli annunci per i creator con maggior o minor seguito: uno strumento flessibile che ti consente di decidere quale tipo di contenuto a pagamento offrire, che si tratti di accesso in anteprima, episodi bonus o altro».

Se hai letto la scorsa edizione di Questioni d’orecchio, probabilmente ti sei accortə che esistono alcune differenze tra Spotify Paid Subscriptions e Apple Podcast Subscriptions. Quest’ultimo chiede 19,99 dollari/euro all’anno per accedere al servizio e per il primo anno trattiene il 30% dei guadagni del podcaster, percentuale che a partire dal secondo anno passa al 15%. Inoltre Apple dà ai podcaster l’opportunità di stabilire il costo dell’abbonamento, senza obbligarli a scegliere tra fasce di prezzo prestabilite. E gli episodi di podcast o i podcast che vengono distribuiti su Apple Podcasts dietro il pagamento di un compenso non necessariamente risultano a pagamento anche sulle altre app d’ascolto (il servizio non prevede la portabilità, per usare altre parole). Infine, mentre le transazioni di Apple Podcasts avvengono direttamente tramite l’App Store, gli utenti iOS che si abbonano a un podcast su Spotify per il pagamento devono accedere a un sito terzo, con la possibile conseguenza di una complicazione del procedimento.

Spotify ha annunciato anche altre due novità. Una è la piattaforma Open Access, pensata per i podcaster e gli editori con ascoltatori che già pagano ma attraverso altre piattaforme (come Patreon o Supporting Cast). Questa tecnologia, in fase di test, consentirà ai podcaster di usare Spotify per fare arrivare i contenuti su abbonamento agli ascoltatori già paganti. La seconda riguarda Audience Network (marketplace pubblicitario che consente agli inserzionisti di raggiungere gli ascoltatori attraverso l’offerta di podcast e musica della piattaforma). Dal primo maggio Spotify lo aprirà a una selezione di creator indipendenti che usano Anchor. «Riteniamo che questa tecnologia consentirà a più creator di realizzare entrate significative dai loro podcast fornendo agli inserzionisti un valore di gran lunga migliore rispetto alle soluzioni pubblicitarie per podcast che utilizzano il feed RSS», commenta l’azienda. «Ciò alla fine porterà più soldi (e spese più efficienti) nello spazio, a vantaggio dei creator che scelgono di monetizzare attraverso la pubblicità».

Ne riparliamo fra un po’, per vedere com’è andata.


Le notizie della settimana


Earbooks?

Di Mirko Lagonegro, ceo e cofondatore di Digital MDE

Come già riportato da Andrea la settimana scorsa, anche Facebook s’appresta a entrare nel contesto audio perché, come hanno dichiarato, «colleghiamo le persone attraverso le tecnologie audio e video da molti anni e siamo sempre alla ricerca di nuovi modi per migliorare questa esperienza». Tre gli assi di sviluppo principali. E il primo avrà indubbiamente un impatto positivo nel promuovere e diffondere ulteriormente il formato podcast: da ieri in 27 mercati (e presto anche in molti altri, Italia inclusa) è possibile ascoltare quelli presenti su Spotify direttamente dall’app di Facebook, facilitando la scoperta di nuovi contenuti audio basati sugli interessi degli utenti e offrendo la possibilità di commentarli e raccomandarli agli amici.

Sul secondo filone qualche dubbio in più m’è venuto quando ho letto: «Stiamo costruendo una serie di nuovi strumenti per la creazione di audio e, proprio come abbiamo fatto per foto e video, vogliamo che tutti abbiano strumenti abbastanza potenti per i professionisti, ma intuitivi e divertenti. Come avere uno studio di produzione audio in tasca». Aspetta, ho pensato, l’audio non è come il visual, non basta un tool a rendere migliore un contenuto. D’altronde sono un boomer, magari sbaglio io a vedere nella tecnologia “solo” il ruolo di fattore abilitante, quando si parla di narrazione orale. Vedremo.

È sul terzo punto che proprio non mi ritrovo, riassunto in questa dichiarazione: «Crediamo che l'audio sia un modo perfetto per le comunità di impegnarsi su argomenti a cui tengono». Fin qui nulla da dire, ma poi: «Testeremo room audio in diretta, rendendole disponibili agli 1,8 miliardi di persone che utilizzano la funzione Gruppi ogni mese e alle decine di milioni di comunità attive su Facebook. Le offriremo anche a personalities, in modo che possano ospitare conversazioni con altri personaggi pubblici, esperti e fan». No, un attimo: personalities che parlano a orari prestabiliti in modalità lineare con una minima opportunità di interazione da parte degli ascoltatori... Dove l’ho già sentita, questa? Ah, sì, si chiama radio, se non erro. Voglio dire, ché come diceva un tale «a pensar male si fa peccato ma finisce che ci azzecchi»: sarà l’hype creato da Clubhouse, sarà la minaccia al modello di business data sia dalla cosiddetta cookie - apocalypse (l’imminente limitazione nella tracciabilità degli utenti con cui erogare pubblicità mirate) sia dalle prossime limitazioni decise da Apple per tutelare la privacy degli utenti. Insomma, qualcosa quelli di Facebook per continuare ad attrarre persone dovevano pur inventarsela, no? Ma creare costantemente contenuti live in audio capaci di coinvolgere gli utenti attuali e, soprattutto, di introdurne di nuovi, non è facile come farsi un selfie o postare una storia, come sta già scoprendo Clubhouse.

Ennò, boomer o non boomer di questo sono convinto: trattare l’audio come si tratta il video difficilmente funzionerà


I consigli di lettura

  • Ha senso per le testate giornalistiche puntare su Clubhouse e sulle altre app o funzioni social basate sull’audio? Ne parla William Turvill su Press Gazette. «Clubhouse non è una piattaforma imperdibile per gli editori, che devono dare la priorità ad altri social media. Ma gli editori lungimiranti hanno ragione a tenere d'occhio Clubhouse», conclude Turvill. «Se l'app è all'altezza del suo clamore, potrebbe presto diventare un investimento di tempo più utile per gli editori che riescono a farlo funzionare».


I consigli d’ascolto: podcast

  • Ciro Pellegrino a Napoli è nato e cresciuto. Ci vive ancora oggi che fa il giornalista (per Fanpage) e la racconta per mestiere. A Napoli ha dedicato un canale Telegram di notizie e una newsletter, Saluti da Napoli. Così si chiama anche il suo primo podcast, autoprodotto e disponibile sulle app d’ascolto free (Spotify, Apple Podcasts, etc.). In ogni puntata, con una durata inferiore ai dieci minuti, Pellegrino racconta storie dalla e sulla sua città. Nella prima riflette sulle difficoltà di descrivere la città in modo fedele e veritiero per poi concentrarsi su Totò, al secolo Antonio De Curtis, comico emblema di Napoli nel mondo. Nel prossimo episodio (la cadenza sarà settimanale, con l’uscita il venerdì) il giornalista spiegherà in che modo i quarantenni vedono Napoli e come la definiscono gli iscritti al suo canale Telegram. Dopodiché parlerà del ritorno del fenomeno del racket. Ascoltalo, se vuoi provare a capirci di più su questa città straordinaria. In tutti i sensi.

  • Anche Nicolas Lozito è un giornalista (del Messaggero). Tra le varie cose si occupa di clima e ambiente, temi a cui dedica la newsletter Il colore verde. Lozito da pochissimo ha lanciato un podcast, Climateers, prodotto da Pillow Talk. Ogni puntata racconta la storia di un/a pioniere/a delle scienze climatiche e dell’attivismo ambientale. Al momento ne sono previste cinque, pubblicate ogni due settimane sulle app free. Protagonista della prima è Eunice Newton Foote, scienziata amatoriale e femminista statunitense che nel 1856, prima di ogni altro, intuì il principio dell’effetto serra. Lozito, da bravo divulgatore ambientale qual è, va oltre: non soltanto rende giustizia a Newton Foote, dimenticata per quasi due secoli, ma spiega anche il ruolo della CO2 nell’atmosfera - gas serra senza il quale non ci sarebbe vita sulla Terra. Nella prossima puntata, che uscirà il 7 maggio, parlerà di Mario Molina, scienziato messicano premio Nobel per la chimica nel 1995 per aver scoperto le cause antropiche del buco dell’Ozono (è morto lo scorso ottobre). Grazie al suo attivismo, la comunitá internazionale ha introdotto il divieto di usare i clorofluorocarburi, che danneggiavano l’ozonosfera.

  • Quando aveva trent’anni Paolo Cognetti, vincitore del premio Strega 2017 con Le otto montagne, decise di lasciare Milano per andare a vivere in montagna. Dietro quella scelta, oltre a una crisi economica ed esistenziale, c’era anche un film, Into the wild: la storia di un ragazzo, Chris McCandless, che nel 1992 dopo la laurea raggiunse da solo le terre selvagge dell’Alaska, dove perse la vita. Nel maggio 2019 lo scrittore è partito insieme all’amico pittore Nicola Magrin per un viaggio oltre la frontiera del Grande Nord, sulle tracce di McCandless e alla ricerca dello spirito dei grandi maestri della letteratura americana. Da quelle tre settimane all’insegna del mito di un posto dove fuggire dalla città, purificarsi e ricominciare è nato Sogni di Grande Nord, bellissimo audiodocumentario in sette parti prodotto da Feltrinelli Audiopodcast per Audible (qui trovi la mia intervista a Cognetti in occasione dell’uscita del podcast). Le voci registrate durante il viaggio si alternano alla narrazione di Cognetti e Giuseppe Russo e alle letture di Ludovica De Caro. Nel settimo e ultimo episodio invece lo scrittore ripercorre quel periodo dialogando con tre amici, l'editore esperto di Beat Generation Marco Cassini, la traduttrice ed editor di letteratura americana Martina Testa e Davide Sapienza, scrittore, viaggiatore e super esperto di Jack London.

I consigli d’ascolto: gli audiolibri

  • Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin ha una storia editoriale speciale. È uscito in Italia nell’estate del 2019 senza che nessuno se ne interessasse troppo e dalla fine del lockdown è diventato uno dei libri più venduti grazie ai consigli dei librai e al passaparola tra i lettori. Il romanzo è ambientato in un cimitero della Borgogna tra il 2016 e il 2017. La protagonista, Violette Toussaint, ha più o meno 50 anni ed è la guardiana del cimitero. Durante le visite ai loro cari molti vanno a trovare nella sua casetta questa bella donna solare. Le cose prendono una piega inattesa quando da Marsiglia arriva un poliziotto con una strana richiesta: la madre, scomparsa da poco, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. L’audiolibro, edito da Emons ed Edizioni E/O, è letto dall’attrice Michela Cescon e si trova su Storytel. [Durata: 14 ore]
    P.s.: Audible ha invece pubblicato la versione audio dell’esordio letterario di Perrin, Il quaderno dell’amore perduto.

  • La libreria Natsuki è un luogo speciale: un negozio polveroso e solitario, dove gli amanti della lettura possono trovare un'oasi di pace. Quando il proprietario muore improvvisamente, il nipote Rintaro, un ragazzino timido e introverso, eredita la libreria. Un giorno, mentre Rintaro si crogiola malinconico nel ricordo del nonno, una gatto parlante entra nella libreria, sull’orlo del collasso. L’animale convince Rintaro a partire per una missione importante: salvare i libri dalla loro scomparsa. La versione audio de Il gatto che voleva salvare i libri, di Sosuke Natsukawa, è edita da Mondadori e distribuita da Storytel. Il narratore è l’attore e doppiatore Jacopo Calatroni. [Durata: sei ore e otto minuti]

  • Pochi giorni fa è uscita su Sky Anna, miniserie televisiva creata da Niccolò Ammaniti e basata sul suo omonimo libro. Il romanzo, pubblicato nel 2015, è ambientato nel 2020 in una Sicilia distopica. L’isola, decimata da un virus che uccide soltanto gli adulti, è percorsa da ragazzini selvaggi e cani randagi. Anna, 13 anni, parte in compagnia di un bianco maremmano dalle sette vite alla ricerca del fratellino rapito. Come guida in questa terra devastata ha solo il quaderno "delle cose importanti" in cui la mamma le ha scritto le istruzioni per sopravvivere. Nel 2018 Emons ha realizzato una versione audio del libro, con la voce dell’attrice Lorenza Indovina. La trovi sia su Storytel sia su Audible. [Durata: otto ore]


Per oggi è tutto. Se ti va, convidi questa newsletter con i tuoi contatti. E ricorda che puoi scrivermi quando vuoi. La mia email è andreaf.decesco@gmail.com.

Share

A mercoledì prossimo!