I nuovi podcast fictional all'italiana: racconti verosimili in cui musica e suoni fanno da protagonisti

Tra le altre notizie della settimana, lo scandalo che ha investito "Reply All" e Gimlet Media e le novità annunciate da Spotify in tema di podcast. Infine trovi quattro consigli d'ascolto

Ciao! Io sono Andrea Federica de Cesco e questa è Questioni d’orecchio, la mia newsletter settimanale dedicata ai podcast e all’audio parlato in generale.
L’edizione di oggi è piuttosto lunga (probabilmente il client di posta la taglierà: nel caso per leggerla integralmente dovrai cliccare sul link che troverai alla fine), quindi non aggiungerò altro qui.
Ti ricordo solo che stasera (24 febbraio) alle 18.45 come ogni mercoledì sarò su Clubhouse a parlare di podcast con Michele D’Innella (il curatore della versione podcast di Blu notte di Carlo Lucarelli) e Francesco Tassi e Paolo Pacchiana di Vois.fm.
Ti segnalo inoltre l’ultimo episodio di Auditore Podcast di Manfredi Montanari, che mi ha intervistato per parlare di… Prova a indovinare, non è difficile.

Buona lettura!


Questa edizione di Questioni d’orecchio è sponsorizzata da Steady: una piattaforma che aiuta editori, creativi e podcaster a raggiungere stabilità economica attraverso le membership.


In Italia cresce la produzione di audio fiction

Fino a pochissimo tempo fa il genere fictional era poco considerato nel panorama italiano dei podcast. Ora le cose sembrano cambiare: nelle ultime due settimane di audio fiction in italiano ne sono uscite ben quattro, accomunate da alcuni elementi che per certi aspetti ricordano i radiodrammi e gli sceneggiati radiofonici di una volta - a partire dalla scrittura. Sono Le Trappole della Vita di GoodMood per Audible, Sbagliata di Sirene Records, Amore di mezzo del rapper Junior Cally per Dopcast e Mi dica tutto di Gipo Gurrado per Storytel. Le Trappole della Vita racconta le vicissitudini di una coppia milanese sposata con due figli, Sbagliata si concentra sulla quotidianità di una trentenne «confusa», Amore di mezzo su quella di due adolescenti della provincia italiana, mentre Mi dica tutto ci porta nello studio di una psicologa.
L’aspetto curioso è che tutte e quattro sono storie di finzione, ma le vicende narrate potrebbero benissimo essere reali. In un caso, quello di Amore di mezzo, il soggetto si ispira alla vita dell’autore, il cui vero nome è Antonio Signore, cresciuto sul litorale romano come i protagonisti della serie audio. In questo senso i podcast fictional appena usciti in Italia si differenziano da esperimenti più datati quali i thriller La Casa nella Notte di ForTune (oggi Vois.fm) e Voit di oSuonoMio, molto meno verosimili.
Il secondo elemento riguarda l’importanza e la cura delle voci e dei suoni. In Amore di mezzo la storia è raccontata da Junior Cally, che ha adattato al parlato lo stile che usa quando canta. Mentre ne Le Trappole della Vita, in Sbagliata e in Mi dica tutto la recitazione è affidata ad attori professionisti (tra cui Betta Cucci nel primo, Pilar Fogliati nel secondo e Rosario Lisma nel terzo), che dialogano tra di loro senza che ci sia mai l’intervento di una voce narrante. Lo stesso vale per un altro podcast fictional uscito qualche mese fa, Dentro di Luca Carano, dove Chiara (Matilde De Angelis, tra i protagonisti della serie tv The Undoing) e Claudio (Federico Cesari, ossia Martino Rametta in Skam Italia) - entrambi omosessuali - si ritrovano chiusi insieme in casa durante il primo lockdown.


Ma a rendere davvero speciali questi podcast è soprattutto l’attenzione al sound design e alla musica. Per realizzare Mi dica tutto è stato ricreato un appartamento negli spazi dello studio Indiehub di Milano: le sedute sono state registrate attraverso un sistema in grado di creare un’esperienza di ascolto immersiva e tridimensionale, arricchita dalla musica originale eseguita al pianoforte. Un tentativo simile è stato fatto per Le Trappole della Vita, che nella descrizione è presentato come «un film senza immagini». Per la colonna sonora di Sbagliata Sirene Records si è rivolta alla cantautrice Adelasia, che per l’occasione ha riarrangiato il suo pezzo Camera Mia. Musica ed effetti sonori sono fondamentali anche in Amore di mezzo, curato da Francesca de Michele. Dal podcast, non è caso, è nato un nuovo singolo di Junior Cally (il titolo è lo stesso, Amore di mezzo), una ballata rap che svela com’è andata a finire tra Kevin e Virginia - i protagonisti della serie audio.
Il prima e il dopo di Dentro sono invece raccontati nell’omonimo libro di Carano appena uscito per Sperling & Kupfer. E anche Amore di mezzo potrebbe diventare un romanzo, oppure una graphic novel o una sceneggiatura. La sensazione è di trovarsi di fronte a un genere di podcast che, mentre guarda al passato dei radiodrammi, si presta benissimo a varie forme di sperimentazione. Sarà interessante osservare come questo filone proseguirà nei prossimi mesi. Intanto gli ascoltatori sembrano apprezzare, almeno a giudicare dalle classifiche relative ai podcast free: le serie fictional gratuite citate sono spesso comparsi nei primi posti.


Le accuse a Gimlet Media: «cultura del lavoro tossica»

Pochi giorni fa all’interno di Gimlet Media c’è stato uno scandalo di dimensioni simili a quello che ha investito il team dietro a The Caliphate e il New York Times. Tanto che PJ Vogt, co-host di Reply All (podcast di Gimlet Media su come le persone plasmano Internet e su come Internet plasma le persone), e Sruthi Pinnamaneni, senior staffer dello show, hanno lasciato il programma. Cos’è successo? Il tutto è stato innescato da The Test Kitchen, miniserie audio realizzata dal team di Reply All e condotta da Pinnamaneni che descrive in che modo il direttore Adam Rapoport negli anni ha creato all’interno della rivista gastronomica Bon Appétit un ambiente di lavoro tossico (la scorsa estate Rapoport si è dimesso dopo che su Twitter era comparsa una foto del 2004 che lo ritrae accanto alla moglie travestito da portoricano).
Pochi giorni dopo la pubblicazione della seconda puntata di The Test Kitchen un ex dipendente di Gimlet, Eric Eddingsha pubblicato una serie di tweet in cui accusa Pinnamaneni e Vogt di avere contribuito a creare a Gimlet le stesse dinamiche tossiche descritte in The Test Kitchen a proposito di Bon Appetit.

Eddings fa riferimento in particolare al periodo tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, quando Gimlet è stata acquisita da Spotify e alcuni lavoratori hanno iniziato a darsi da fare per formare un sindacato e a chiedere che la cultura e la struttura di Gimlet venissero rese più eque, anche in termini di diversity. L’ex dipendente di Gimlet ha sottolineato il ruolo antagonistico di Pinnamaneni e Vogt in questo processo e ha affermato che l’ambiente di lavoro creato da questi ultimi è stato causa di sofferenza sia per lui sia per altri colleghi. Secondo Eddings The Test Kitchen rappresenta «uno sforzo [da parte di Pinnamaneni e Vogt] per riabilitarsi agli occhi dei colleghi di Spotify e di coloro che se ne sono andati».
In seguito alla pubblicazione di questo thread Lydia Polgreen, mananing director di Gimlet, ha mandato un’email a tutto lo staff (pubblicata su Vulture da Nick Quah):

(…) Dal momento in cui sono arrivata a Gimlet (nel marzo 2020, ndr) è risultato chiaro che la nostra cultura aveva bisogno di lavoro e che era necessario cambiare alcune cose importanti affinché questo posto diventasse migliore e più equo. Abbiamo trascorso parecchio tempo a lavorare per realizzare questi cambiamenti insieme a molti di voi. Questi eventi ci ricordano quanto lavoro c’è ancora da fare.

Sia Voigt sia Pinnamaneni si sono scusati pubblicamente per il loro comportamento ed entrambi hanno dato le dimissioni. Non è invece noto cosa succederà alle restanti due puntate di The Kitchen Test.


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Le novità di Spotify in tema di podcast

Lunedì 22 febbraio nel corso dell’evento “Stream On” Spotify ha presentato una lunghissima serie di novità in tema di musica e podcast - a partire dal fatto che a breve la società entrerà in 85 nuovi mercati e così raggiungerà in totale un miliardo di potenziali ascoltatori. Riassumo qui le principali riguardanti i podcast.

  • Nel giro di qualche mese i creator che usano Anchor (la piattaforma di podcasting di Spotify) potranno realizzare contenuti esclusivi e offrire agli ascoltatori la possibilità di sostenere economicamente il loro lavoro tramite abbonamenti a pagamento. Ricordi quando si vociferava che Spotify stava pensando di lanciare un servizio premium solo per i podcast?

  • Presto verrà lanciato Spotify Audience Network, un mercato pubblicitario audio grazie a cui gli inserzionisti saranno in grado di connettersi con gli ascoltatori che consumano una vasta gamma di contenuti - tra cui i podcast originali ed esclusivi di Spotify e i podcast realizzati tramite Megaphone e Anchor. Verrà inoltre testata la possibilità di comprare pubblicità per i podcast attraverso la piattaforma Spotify Ad Studio.

  • Grazie a una partnership tra Spotify e WordPress sarà possibile trasformare in audio il testo di un blog o integrare un podcast nel proprio sito WordPress.

  • Prossimamente saranno a disposizione di podcaster e ascoltatori di podcast nuovi tool interattivi, come sondaggi e sessioni di domande&risposte.

  • Spotify sta lavorando anche sulla podcast discovery, con l’obiettivo di rendere possibile la ricerca dei podcast per genere e parole chiave tramite il machine learning.

  • Nel corso dell’anno i video podcast - già disponibili per alcuni podcaster, come Joe Rogan - saranno a disposizione dei podcaster che usano Anchor.

  • Per quanto riguarda gli show originali ed esclusivi, Spotify ha stretto una partnership con DC Comics e un’altra con i fratelli Russo (attraverso la loro casa di produzione AGBO) e ha fatto un accordo con ARRAY, la società di produzione di Ava DuVernay. The Ringer diventerà internazionale e l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il cantautore Bruce Springsteen hanno realizzato un podcast insiemeRenagades: Born in the USA, opera della casa di produzione degli Obama Higher Ground (che ha inoltre acquistato il podcast Tell Them, I Am).


Popcast

Di Mirko Lagonegro, ceo e cofondatore di DigitalMDE, società specializzata nell’ideazione e implementazione di Digital Audio Strategy

Se l’obiettivo è quello di creare un’industry, nell’interesse di chi ascolta come di chi vuole fare impresa, il podcast ha un grosso problema. O meglio: lo aveva fino a un paio di giorni fa, ma Spotify, Bruce Springsteen, Barak Obama e i The Jackal potrebbero aver iniziato a risolverlo. Quale problema, dite? La risposta è in due numeri, questi: oggi il 99% degli ascolti è concentrato nell’1% dei podcast disponibili, e sono convinto da tempo che la ragione alla base di questo gigantesco gap tra offerta e domanda stia nelle caratteristiche dei contenuti.
Se li confrontiamo con quella presente in altri formati e linguaggi è oggettivo rilevare la pressoché totale assenza di quelli “mass appealing”, cioè capaci di richiamare grandi masse di ascoltatori di età diverse. Ogni “contenitore” è cresciuto solo grazie ai contenuti che ha saputo offrire agli utenti. Canale 5 “esplose” quando si assicurò nel 1980 i diritti per trasmettere il Mundialito, una competizione calcistica internazionale. Sirius XM, la piattaforma radiofonica via satellite leader negli USA, decollò prendendo in esclusiva Howard Stern, il più grande conduttore radiofonico americano. Netflix si impose grazie a House of Cards.
Il lancio lunedì scorso di Renegades: Born in the USA, un podcast con Bruce Springsteen e Barack Obama, oltre ad essere la ciliegina sulla torta di un evento, Stream On, che ha ribadito di quale potenza di fuoco disponga Spotify, va esattamente in questa direzione, come peraltro hanno dichiarato loro stessi:

The show is partly a bid to attract older listeners. Nearly half of American podcast listeners are under 35.

E qui da noi? Già lo sarebbe stata importante di suo, la notizia che oggi 24 febbraio esce la prima puntata del podcast dei The Jackal (qui l’intervista di Andrea a Federica Tremolada, Managing Director Southern and Eastern Europe di Spotify, a proposito dell’uscita). Ma alla luce di quanto sopra la possiamo considerare una vera e propria “milestone”, tanto sono convinto che la pubblicazione di questa serie farà del bene a tutto il contesto italiano. Questa è la prima produzione con cui anche da noi Spotify debutta come editore, e lo fa con ciò che serve per attirare nuovi fruitori del formato, quei 7 su 10 che ancora non ascoltano podcast: contenuti di grande qualità, ben realizzati e, soprattutto, “pop”, popolari, capaci di arrivare a tante persone. Chapeau!
Solo, nello specifico caso italico, una raccomandazione – non a Spotify, sia chiaro -, ché se non stiamo attenti finisce che ci torna tutto nella schiena come un boomerang. Non è che basta dar loro un microfono e tutti gli influencer diventano come i The Jackal: proprio no. A parte che questo collettivo è talento puro nella comunicazione a prescindere dal mezzo che usa. Fare un podcast è facile, farlo bene (cioè ben pensato/scritto/prodotto/distribuito/promosso) - e quindi fare un podcast in grado di attrarre molti ascoltatori - è immensamente più complesso, e richiede competenze ben specifiche. Va bene che sono di parte, ma capitemi: l’idea che qualcheduno s’inventi produttore podcast facendo in realtà unicamente leva sulla notorietà del suo host, magari pure notissimo ma completamente digiuno del mezzo, mi spaventa moltissimo (“e chissenefrega se ti spaventi tu!”: okkei, questo ci sta), perché potrebbe portare quei “nuovi” ascoltatori e inserzionisti di i cui tutti abbiamo bisogno a farsi un’idea “errata” del podcast
E questo deve spaventare tutti coloro i quali ci tengono. 


I podcast della settimana da non perdersi

  • Chora Mediala società di podcast diretta e co-fondata da Mario Calabresi, continua a sfornare perle. Dopo Gli Slegati di Chiara Gamberale (qui trovi un mio pezzo uscito sul Corriere della Sera), settimana scorsa è stata la volta di L’avevo detto, un unico episodio di mezz’ora che unisce la penna di Stefano Bises (che ha scritto, tra le altre cose, la sceneggiatura del film La mafia uccide solo d’estate e quella della serie tv Gomorra) alla voce di Enrico Mentana (direttore del TG La7 ed editore di Open). In una sorta di maratona audio Mentana ripercorre - spesso con una nota di sarcasmo - le parole pronunciate negli ultimi 12 mesi da politici, esperti di scienza, virologi, giornalisti e persone di spettacolo a proposito della pandemiaDichiarazioni fuorvianti, talvolta del tutto false, che hanno costellato il panorama informativo dell’anno appena trascorso.
    [Disponibile sulle app free]

  • Anche Emons Record, divisione della casa editrice romana Emons dedicata alle audioserie e ai podcast, sta producendo cose molto valide. L’ultima è Attendo tue dell’attore Lino Musella, che affianca una serie di corrispondenze realmente avvenute ad altre appositamente immaginate. In ciascuno dei sette episodi troviamo ipotetiche corrispondenze epistolari tra personaggi vari. Alcuni nella realtà non si sono mai conosciuti, ma nelle loro lettere sembrano parlare o comunque hanno una visione del mondo simile. E così lo scrittore austriaco di origine boema Rainer Maria Rilke (1875 - 1926) si ritrova a dialogare con il filosofo greco Epicuro (341 a.C. - 270 a.C.), lo scrittore belga Georges Simenon (1903 - 1989) con il regista riminese Federico Fellini (1920 - 1993), l’attivista e anarchico foggiano Nicola Sacco (1891-1927) con San Paolo (5/10 - 64/67).
    [Disponibile sulle app free]

  • Se ti piacciono i podcast true crime non puoi perderti Il mostro, nuova serie audio in dieci parti su cui Audible - che la distribuisce in esclusiva - sta puntando moltissimo. Il podcast è uscito esattamente 23 anni dopo la morte di Pietro Pacciani, uno dei principali sospettati degli omicidi di otto coppiette avvenuti tra il 1968 e il 1985 nella provincia fiorentina. Il podcast racconta infatti la sanguinosa epopea del Mostro di Firenze, denominazione usata dai media italiani per riferirsi all'autore (o agli autori) dei crimini che per quasi vent’anni seminarono terrore nelle campagne toscane. Il criminologo Massimo Picozzi (che da 12 anni conduce su Radio 105 il programma CSI Milano) traccia una profilazione criminale del maniaco. L'attore Massimo Alì, cresciuto in Toscana negli anni dei delitti, viaggia sulle tracce del Mostro, alla riscoperta dei fatti, delle realtà processuali e dei protagonisti della storia. La serie, frutto di un lavoro durato oltre sei mesi, è prodotta da Gli Ascoltabili.
    [Disponibile su Audible]

  • Si parla invece di moda in Cabina armadio, Storytel Original in otto puntate condotto da Albi Scotti (DJ, giornalista, autore e speaker radiofonico) e Nick Cerioni (direttore creativo e stylist che crea il look di diversi personaggi dello spettacolo italiano). Scotti e Cerioni dialogano tra di loro per ripercorrere la storia dei capi iconici della moda e di una serie di oggetti “chiave” e raccontano la loro evoluzione, tra stile e significati sociali che attingono al mondo dell’arte, dello spettacolo e della cultura - e al tempo stesso lo reinterpretano. Si parte dalle sneakers, amatissime per esempio da Micheal Jordan, Kanye West ed Enzo Jannacci. Per concludere con borse, borselli e marsupi, attraverso un’analisi del loro diverso utilizzo da parte di Grace Kelly e di Sfera Ebbasta, dei ragazzini e delle signore dell’alta società.
    [Disponibile su Storytel]


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