Il 2020 è stato l’anno dei podcast, in Italia? Secondo me, sì. Ecco perché

Ciao a tutti!
Io sono Andrea Federica de Cesco e questa è l'ultima edizione del 2020 di
Questioni d'orecchio, la mia rubrica sul mondo dell'audio parlato.
Purtroppo non sto benissimo, ma ci tenevo a concludere l'anno con voi in modo decente. Se come me negli ultimi mesi avete rischiato di sbarellare, vi auguro di trovare un po' di pace.
Ci risentiamo tra qualche settimana, ma se volete nel frattempo scrivetemi (andreaf.decesco@gmail.com).
Buona lettura!


Il 2020 è stato l’anno dei podcast, in Italia? Ora che al 2021 manca poco possiamo provare a fare dei bilanci. La risposta, secondo me, è sì. Per varie ragioni. Basterebbe pensare alla quantità di libri, corsi, ricerche e festival dedicati al podcasting - molti, peraltro, davvero ben fatti - che sono spuntati nei mesi scorsi.

La spinta del lockdown

A dare una forte spinta al settore sono state innanzitutto le settimane di lockdown nella prima ondata della pandemia. Su Spreaker tra febbraio e aprile gli ascolti sono aumentati del 29%, stando a un report di Voxnest pubblicato a giugno. E una crescita degli ascolti ha interessato anche il 24% degli utenti Audible, di cui il 15% ha mantenuto lo stesso livello nel post lockdown. L’incremento su Spreaker riguarda anche il numero dei nuovi podcast (con un aumento tra il 400% e il 700% a seconda delle varie categorie) e dei podcaster (+500% di iscrizioni). Diverse persone hanno infatti approfittato del periodo di isolamento per cimentarsi nel podcasting fai-da-te. Nello stesso tempo è cresciuto pure l’interesse in Rete per i podcast, secondo quanto rilevato da Blogmeter.
L’ampliamento della platea di appassionati non si è però limitato al periodo del lockdown. Un’indagine di Nielsen riporta che, in generale, nel 2020 gli ascoltatori di podcast sono il 15% in più rispetto all’anno scorso, per un totale di 13,9 milioni. Ipsos riferisce invece un aumento del 4%, con 8,5 milioni di ascoltatori. I nuovi ascoltatori italiani, come conferma Spotify, sono soprattutto under 35.

Spotify e Deezer

A proposito di Spotify (che secondo i dati di Statista è la piattaforma più usata nel nostro Paese per l’ascolto di podcast), qualcosa sta iniziando a muoversi davvero anche in Italia. Un segnale è l’ingresso nell’azienda dell’executive podcast producer Jacopo Penzo, ex podcast producer di iHeartMedia (colosso radiofonico ed editore di podcast statunitense che pochi mesi fa ha acquisito Voxnest, fondata e guidata dall’italiano Francesco Baschieri). Forse nel 2021 vedremo i primi podcast originali Spotify in italiano?
Per rimanere in tema di piattaforme, un ulteriore indizio della rilevanza sempre maggiore dei podcast per gli italiani è il fatto che qualche mese fa Deezer - nato, al pari di Spotify, come un servizio di musica in streaming - ha lanciato una sezione dedicata ai podcast anche nel nostro Paese.

Le nuove case di produzione e il branded podcast

Ma i motivi per cui credo che il 2020 per l’Italia è l’anno in cui i podcast hanno smesso di essere un prodotto di nicchia non finiscono qui. Nei mesi scorsi sono nate alcune grandi aziende di produzione di podcast, da Dopcast (frutto della collaborazione tra Sony Music Italia e la società di comunicazione MNcomm) a Chora (fondata da Mario Calabresi, Mario Gianani, Guido Brera e Roberto Zanco). E recentemente la casa di produzione televisiva e cinematografica Lux Vide ha annunciato la creazione di una divisione per la realizzazione di podcast insieme a Rtl 102.5.
Un ambito su cui si sta puntando parecchio è quello dei branded podcast. Le possibilità di crescita sono molto alte, a patto di lavorare su una strategia a lungo termine.

I dubbi sul modello di business

Un tema aperto è quello del modello di business: ancora non ne esiste uno in grado di soddisfare appieno tutte le esigenze. Da una parte ci sono i podcast gratuiti, che si sostengono con le pubblicità o con le donazioni degli ascoltatori; dall’altra piattaforme come Audible e Storytel, che permettono di ascoltare un vasto catalogo di podcast (e, soprattutto, audiolibri) pagando un abbonamento mensile. Gli utenti preferiscono di gran lunga i podcast gratuiti, come rilevato dall’indagine Nielsen commissionata da Audible. Ma al momento la pubblicità in Italia paga molto poco. Affinché l’universo dei podcast possa sopravvivere e continuare a dare vita a contenuti di qualità sarà probabilmente necessario trovare un’altra soluzione.

Storie di serial killer e inchieste

Per quanto riguarda i contenuti, anche quest’anno è stato dominato dal true crime. Le storie di serial killer, in particolare, sono tra le più gettonate. Ne sono degli esempi Dark Souls, podcast autoprodotto dove in ogni puntata Massimiliano Jattoni Dall'Asén racconta la vicenda di un assassino seriale, e Mostri di Gianluca Ferraris, quattro serie dedicate ciascuna a un diverso serial killer italiano.
Nella categoria true crime iniziano ad aumentare anche le serie d’inchiesta, sulla scia di Veleno. La migliore del 2020 è Polvere di Chiara Lalli e Cecilia Sala, sull’omicidio della studentessa Marta Russo all’università Sapienza di Roma nel 1997. Nello stesso filone c’è Stragisti d’Italia di Niccolò Porcelluzzi, con i retroscena del terrorismo nero, e Le mani sul mondo di Roberto Saviano, sulla criminalità organizzata (la prima stagione è dedicata alle storie degli eroi che si sono opposti alla mafia, la seconda alla vita dei grandi boss e la terza alle organizzazioni criminali internazionali).

Le migliori serie del 2020

Tra le altre serie imperdibili dei mesi scorsi (tutte non fiction) troviamo La volpe scapigliata di Mario Calabresi, sul fotografo Andy Rocchelli e sulla sua morte in Ucraina il 24 maggio 2014; Oltre il confine di Matteo Caccia, su Karim Franceschi e sul suo impegno in Siria contro i terroristi dello Stato Islamico; Carla - Una ragazza del Novecento di Sara Poma, sulle vicissitudini di sua nonna ricostruite attraverso un vecchio diario; e Le guerre di Anna di Pablo Trincia, dove la straordinaria storia di Anna Prouse (ex consulente del governo iracheno) si mescola a quella dell’Iraq.
Tra le serie verticali, composte da vari episodi autoconclusivi, spiccano invece Labanof di Radio 3, sulle diverse professionalità che animano il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense di Milano, e Invidia di Teresa Ciabatti, sulle storie delle persone di cui la scrittrice - nell’infanzia e nell’adolescenza - avrebbe voluto prendere il posto.
In ambito fiction segnalo Voit, noir alpino ambientato sulle sponde del lago di Molveno, in Trentino, incentrato sul ritrovamento di un corpo sui fondali del lago svuotato. Le serie fiction in Italia non sembrano avere risvegliato ancora molto interesse, ma in futuro le cose potrebbero ovviamente cambiare.

Coronavirus e notizie

Il coronavirus ha influito sul settore anche a livello di argomenti. Sul tema sono nati diversi podcast, l’ultimo dei quali è Ossigeno di Paolo Giordano: lo scrittore è andato nell’ospedale Maria Vittoria di Torino (dove per 40 anni suo padre Bruno ha fatto il ginecologo ostetrico) per raccontare cosa sta succedendo in questa seconda ondata della pandemia.
Il 2020 è stato inoltre l’anno dei podcast quotidiani di notizie (con The Essential di Mia Ceran sempre in testa alle classifiche) e, in generale, dei podcast giornalistici (ne è la prova il successo della quarta stagione di Da Costa a Costa, dove Francesco Costa ci regala storie sulla politica, sulla società e sulla cultura statunitensi, e della terza stagione di Cavour, dove Francesco Maselli racconta quello che accade all’estero dalla prospettiva italiana).

Interviste e talk

Il formato delle interviste, usato anche da Maselli, è sempre più diffuso. Altri esempi sono Domani di Carlo Annese, per immaginare un futuro post coronavirus, e One More Time di Luca Casadei, con nove storie di rinascita (si tratta, peraltro, del primo podcast disponibile anche nella lingua dei segni italiana). Spopolano poi i talk a due voci, di cui ne citiamo alcuni: Casual Future di Marina D'Incerti e Cristina Pozzi, sull’innovazione tecnologica; Cachemire di Edoardo Ferrario e Luca Ravenna, lunghe e ironiche chiacchierate su temi d’attualità; Réclame di Chiara Galeazzi e Tania Loschi, sul nostro rapporto con la pubblicità; e Tilde ~ di Antonio Dini e Riccardo Palombo, in cui i due parlano di ciò che li appassiona (in primis libri, videogiochi, film e informatica).

Storia, self-help e sperimentazione

Tornando ai temi dell’anno, sono andati bene i podcast relativi alla storia (con la pandemia molti hanno scoperto Il podcast di Alessandro Barbero) e al self-help. Della prima categoria fa parte Cleopatra, donna e regina di Alberto Angela (uno dei grandi nomi coinvolti da Audible con l’obiettivo di attirare un pubblico più ampio possibile); della seconda Parole per conoscersi di Annamaria Anelli.
Gli ultimi visti sono stati segnati anche dalla sperimentazione, soprattutto da parte dei podcaster indipendenti. Qualche esempio? Camposanto di Giulia Depentor, il podcast dedicato a chi ama i cimiteri; Pop Porno di Filippo Ferrari, con le storie più incredibili della cultura pop; e (last but not least, anzi) Problemi del sommo Jonathan Zenti, che in ogni puntata affronta uno dei suoi «tanti problemi» (il debutto del podcast risale all’autunno 2019, ma alcuni degli episodi più interessanti sono di quest’anno).

Cosa ci riserverà il 2021? In attesa di scoprirlo, recuperate i podcast menzionati qui sopra tra quelli che ancora non avete ascoltato e godetevi le vacanze di Natale.


All'anno prossimo!