Il podcasting è un mestiere (anche) per donne

Il programma Sound Up di Spotify è arrivato anche in Italia, con l'obiettivo di ridurre il gender gap nel mondo dell'audio. Le dieci finaliste saranno guidate da Rossella Pivanti e Sabrina Tinelli

Quando ho saputo che Sound Up - il programma globale di Spotify (che lo finanzia al 100%) mirato a supportare categorie sottorapresentate di aspiranti podcaster - sarebbe arrivato anche in Italia mi sono subito incuriosita. Seguo Sound Up dalla sua nascita, nel 2018, e mi è sempre parso una di quelle iniziative intelligenti da elogiare. In questi anni ha raccolto oltre 20 mila candidature in 14 mercati, tra Asia, Europa, America Latina e Stati Uniti, e ha formato e supportato oltre 100 creator. Dodici dei diplomati di Sound Up hanno lanciato i propri show e tre di loro hanno un podcast originale Spotify sulla piattaforma.

«Questo programma è uno dei tanti passi che Spotify sta facendo per rendere l’industria audio più equa e per amplificare le voci sottorappresentate», mi ha detto Eduardo Alonso, Spotify Head of Studios per il Sud e l’Est Europa. Nel Regno Unito e in Irlanda, per esempio, Sound Up si è concentrato sull’amplificazione e sull’elevazione delle voci delle donne nere e delle persone non binarie. In Brasile sono stati coinvolti i giovani tra i 18 e i 30 anni che vivono nelle comunità, nelle periferie e nei sobborghi delle grandi città. Negli Stati Uniti il programma è dedicato ai Latinx, una popolazione ancora sottorappresentata a molti livelli.

Nel nostro Paese si è deciso invece di puntare sull’emisfero femminile. «Per la prima edizione in Italia abbiamo deciso di focalizzarci su un grande tema nel mondo del podcasting: il gender gap», ha spiegato Alonso. «Fin dal principio abbiamo avuto chiara la volontà di rivolgerci alle donne, perché soprattutto in Italia la riduzione del gender gap nel settore dell’audio è per noi una priorità e Spotify negli ultimi mesi si è concentrata nell’affrontare questo problema con diverse iniziative, come EQUAL, campagna globale che promuove la parità di genere e celebra il contributo delle donne nel mondo dell’audio. Inoltre i nostri progetti e il nostro approccio ci hanno portato ad entrare nella top 20 italiana nel Diversity Brand Index. Rivolgerci alle donne ci è sembrato un modo naturale per proseguire un percorso che rispecchia la nostra identità e le nostre analisi sui numeri, che mostrano come solo il 22% dei podcast nella nostra top 100 italiana è condotto da donne. Questo conferma che la scelta è corretta e anche urgente».

Nel giro di un paio di settimane dal lancio di Sound Up Italia sono già arrivate parecchie candidature (il termine per inviarle è domenica 10 ottobre). Inizialmente verranno selezionate venti idee - ebbene sì, la selezione si basa solo sulla bontà dell’idea 😍. A questo punto si sceglieranno dieci finaliste attraverso dei colloqui telefonici. Il programma sarà diviso in due fasi. La prima partirà il 15 novembre e prevederà quattro settimane di formazione virtuale part-time mirata alla realizzazione di un trailer. La seconda fase consisterà in una settimana intensiva in presenza, nel 2022. Alla fine Spotify finanzierà la produzione di episodi pilota per ogni partecipante, a condizione che ciascuna si impegni a completare il programma nelle sue due fasi. E le partecipanti avranno anche l’opportunità di presentare i loro podcast per valutare la possibilità di un contratto con Spotify o una delle sue affiliate.

Le dieci finaliste non solo riceveranno fin dall’inizio tutta la strumentazione necessaria a realizzare un podcast (computer, microfono eccetera), ma per l’intero percorso saranno guidate da due guru del podcasting: Rossella Pivanti, podcast producer indipendente, e Sabrina Tinelli, responsabile dei contenuti editoriali di Chora Media. «Sulla base degli input ricevuti da Spotify sulle precedenti edizioni di Sound Up nel mondo stiamo creando il programma personalizzato per l’Italia, con lezioni teoriche, pratiche, tavole rotonde, ospiti e compiti per casa», mi ha spiegato Pivanti. «Io e Rossella saremo come delle allenatrici per le dieci finaliste. Tutti possono fare un podcast, noi insegneremo come farne uno in modo professionale e come muoversi una volta che il podcast è stato prodotto», ha aggiunto Tinelli. «Io mi dedicherò più alla parte dei contenuti, Rossella a quella della registrazione e della post produzione. Ma ci contamineremo molto. Entrambe abbiamo dei profili trasversali: Rossella lavora anche sui contenuti, io in passato ho montato. Tutte e due abbiamo uno sguardo sull’intero processo di costruzione di una serie audio».

Rossella Pivanti, podcast & audio producer. Tra i suoi podcast preferiti ci sono The Heart, La Piena e Dirty John. Tra i propri lavori quello di cui va più fiera è Prime svolte, branded podcast prodotto per VOIS e realizzato per Mini Italia

Pivanti ha iniziato a lavorare nel mondo dell’audio parlato nel 2004 come speaker e programmatrice radiofonica in Fm di stampo rock americano. «Al tempo il team era composto da oltre 15 speaker uomini e due donne. L’accoglienza da parte dei colleghi è stata meravigliosa, da parte del pubblico di ascoltatori anche, ma non sono mancati commenti pesantemente sessisti come “Signorina, le donne non dovrebbero stare dietro al mixer, dovrebbero stare sotto!”», racconta. «Nel 2011 ho aperto assieme al mio socio uno studio di registrazione. Si dava per scontato che io fossi la segretaria, la receptionist e “quella dei caffè”. Un giorno una cliente donna mi guardò e mi chiese di parlare col capo. Le dissi che ero io e mi rispose ridendo: “Ma no, dai! Fammi parlare col capo vero!”».

Anche Tinelli ha cominciato con la radio, a 25 anni: «Facevo uno stage estivo come regista a Radio 2. Ci sono rimasta per 10 anni, ho realizzato una quindicina di programmi diversi come regista e autrice. Tra le varie cose ho lavorato per cinque anni a Caterpillar AM, svegliandomi ogni mattina alle 4.45, e ho realizzato due programmi che alcuni considerano antesignani dei podcast, Isole incomprese e Ultimo banco». Nel suo caso essere donna non è mai stato un ostacolo per fare carriera. «La mia fortuna è stata lavorare con dei producer come Fabrizia Boiardi e Renzo Ceresa. Fabrizia si è sempre impegnata affinché le donne avessero voce in Rai. E Renzo, padre di tre figlie femmine, è convinto della supremazia delle donne».

Anche oggi Tinelli può dirsi fortunata. Le tre divisioni della società dove lavora, Chora Media, sono guidate da donne: Tinelli stessa per la linea editoriale, Sara Poma per quella branded e Francesca Milano per quella live. «La sottorapresentazione semmai la vedo in televisione», commenta la professionista, che per quattro anni ha collaborato ai testi de Le parole della settimana, programma condotto da Massimo Gramellini su Rai 3 (il commento non fa riferimento al programma in questione, uno dei pochi in Italia con una prevalenza di autrici anziché di autori). Per quanto riguarda il 22% citato da Alonso osserva: «Mi sembra che rispecchi l’andamento degli altri mezzi di comunicazione. In più nel podcasting ci sono diversi ruoli che presuppongono delle conoscenze tecnologiche e forse questo può spaventare le aspiranti podcaster. Io ho una squadra con molte donne, ma a occuparsi della post produzione sono soprattutto uomini».

Pivanti vede la questione in modo simile: «Quando ho iniziato con il podcasting, tra il 2017 e il 2018, le donne erano pochissime. Tanti podcast di business, di finanze, di crescita personale e sul digitale. Pochissimi o quasi nessuno creati da donne. E quando erano creati da donne c’era comunque l’aiuto dell’amico maschio per il montaggio o la realizzazione dei files audio, quasi come se queste fasi non ci riguardassero. Oggi ci sono moltissime ragazze e donne che decidono di iniziare un podcast e non solo su tematiche culturalmente considerate più “femminili". Vorrei sentire però più sperimentazione, ancora più coraggio e un’apertura verso un modo di gestire i suoni che si acquisisce solo in parallelo alle conoscenze tecniche. In questo senso si percepisce ancora la prevalenza maschile nei corsi di audio».

E riguardo alla percentuale incriminata, il 22% di podcast condotti da donne tra quelli nella top 100 italiana di Spotify, dice: «Credo rispecchi la percentuale di donne che ad oggi lavorano nell’audio. Anzi, la trovo una percentuale altissima se pensiamo che nelle scuole per fonici, tecnici audio, sound designer e producer gli studenti per il 95% sono maschi. Non possiamo pensare che improvvisamente una ragazza si metta a fare audio se non ha esempi tra i suoi pari. Mancano completamente i role models. Qualcuno che faccia dire alla ragazze: puoi farlo anche tu, non è questione di genere!».


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Le notizie della settimana


Cosa dicono i dati

  • 47%: la percentuale di svedesi che ha ascoltato podcast nell’ultimo anno - la Svezia è il Paese con la più alta penetrazione dei podcast [Statista Global Consumer Survey].


Mind the gap

Di Mirko Lagonegro, ceo e cofondatore di Digital MDE

La ricerca “The Investment Gap, Understanding the Value of Audio”, realizzata in US dalla società di consulenza WARC col supporto di iHeart Media, ha evidenziato uno scalino, uno scostamento tra la quota di consumo di contenuti audio, pari al 31% dell’intera offerta, e la percentuale di investimenti pubblicitari che è capace di attrarre, poco meno del 9%. 

Altro output interessante di questo lavoro di indagine sono le sono quattro diverse attitudini degli inserzionisti verso questo nuovo media: 
1) Audio Avoiders: sono quel 25% degli advertiser che non investe nulla nell’audio (ma molti di questi sembrano pronti a riconsiderare le proprie convinzioni).
2) Broadcast Believers: quelli che, ben consapevoli dei vantaggi offerti dalla radio, stanno iniziando ad approcciare anche formati audio differenti (podcast e servizi di streaming).
3) Digital Only: coloro che hanno iniziato a investire nel digital audio ma che stanno tralasciando le altre opportunità (in primis le trasmissioni radiofoniche).
4) Cross Platform Champion: gli inserzionisti “smart”, che sperimentano il potenziale di tutte le forme dell’audio imparando ad ottimizzare i loro investimenti sulle varie piattaforme.

Dei benefici dell’audio s’è detto e scritto molto. Ma tant’è: si consumano tanti contenuti sonori ma non si attraggono ancora i corrispondenti investimenti pubblicitari, perché pianificare sul digital audio non è ancora divenuta “la normalità” per gli inserzionisti.

Le cause? Molte, e pressoché tutte comprensibilmente ascrivibili al fatto che stiamo parlando di un nuovo media e di un nuovo mercato: ci vuole tempo, insomma. Non di meno, le prospettive per il futuro sono rosee per molti operatori e osservatori di questo settore, compresi quelli che hanno preso parte venerdì scorso al Convegno “Digital Audio, Music, Podcast & Audiobook” dell’Osservatorio Digital Content del Politecnico di Milano.

C’ero anch’io, e sollecitato sul punto «bene fin qui, ma cosa c’è da fare, ora?» ho risposto con quella che credo debba essere la priorità di tutti gli operatori: fare cultura, informare e formare sui vantaggi dati dal comunicare col linguaggio audio. Perché, e scusate se mi ripeto, prima “si vende” il media, e poi la propria offerta: e se lo si fa “tutti insieme”, questo è certo, si fa prima.  


I consigli di lettura

Due articoli sul tema podcast & donne di cui parlavo sopra: In che modo Marla Isackson sta usando i podcast per amplificare la prossima generazione di voci femminili & La rivoluzione femminile dei podcast.

La losca storia dietro a Ozy Media, media company che produce diversi podcast in collaborazione con iHeart Media e che ha quasi ottenuto un investimento da 40 milioni di dollari da Goldman Sachs.

Spotify ha ricevuto diverse critiche per avere ospitato e promosso il podcast di un comico con idee legate all’estrema destra che si è impegnato economicamente in cause neo-naziste.

La crescita del mercato dei podcast in America Latina sembra «inarrestabile». E dallo scoppio della pandemia di Covid-19 tra i podcast che vanno meglio ci sono quelli sul sesso. (Secondo Triton Digital i primi 100 podcast dell’America Latina ad agosto hanno totalizzato 26 milioni di download).

Clubhouse continua a cercare di attrarre nuovi content creator. Ma manca un elemento fondamentale: gli sponsor.

Che significato ha per Vox Media l’aquisizione di Hot Pod, la newsletter fondata da Nick Quah.

Le abitudini mediatiche stanno cambiando e per rimanere al passo è fondamentale puntare sull’innovazione. I dettagli sono nel report “The Future of Audience and Revenue”.


Le novità da ascoltare

Nei giorni scorsi sono usciti diversi podcast. I tre imperdibili, secondo me, sono Un uomo chiamato Diabolik, magistrale serie true crime di Chora Media che indaga la controversa storia di Fabrizio Piscitelli, capo degli ultras della Lazio ucciso con un colpo di pistola il 7 agosto 2020 a Roma (quando arriverai alla fine della prima puntata non saltare i credits: rendono giustizia all’eccezionale team che ha dato vita a questo capolavoro); La fine del mondo è invece un appassionante giallo (proto)storico che, in quattro puntate, prova a ricostruire cosa successe nella storia dei Paesi affacciati sul Mediterraneo dal 1200 all’800 a.C., quattro secoli segnati dalla misteriosa scomparsa della scrittura, dell’arte figurativa e delle città (nell’ultima edizione della newsletter Charlie Il Post, che ha prodotto il podcast, racconta i propri investimenti nel podcasting); I diavoli, serie Audible Original basata sull’omonimo romanzo di Guido Maria Brera dedicato all'universo delle grandi banche d'affari, mette in scena tre personaggi del libro, che si confrontano con le questioni più scottanti degli ultimi anni, dal capitalismo autoritario cinese alla conquista privata dello spazio.

Tra gli altri segnalo Nove mesi, sulle storie di nove donne che hanno affrontato gravidanza, parto e post-partum nelle prime ondate della pandemia; Previdenti, una guida sulla pensione rivolta ai giovani; Next generation, spin-off del programma di Radio 24 I Padrieterni che dà voce agli under 20; I doni di Venezia, in cui 12 tra professoresse e professori dell’università Ca’ Foscari di Venezia raccontano storie riguardanti ciò che fanno, studiano e insegnano; la seconda stagione di Sabbie mobili, viaggio nel mondo del lavoro in Italia; Next Generation Talk, podcast di Assobiotec per far comprendere il valore delle biotecnologie anche attraverso un confronto intergenerazionale.

P.S. Hai un podcast in uscita? Me lo puoi comunicare qui.

Passando agli audiolibri, consiglio Lettera a chi non c’era di Franco Arminio, che raccoglie storie dalle terre colpite dal terremoto (legge Massimiliano Lotti), Oliva Denaro di Viola Ardone, sulla storia di una giovane donna che nella Sicilia degli anni ‘60 rifiuta di sposare il suo stupratore (la narratrice è Emanuela Jonica), e Ivy di Susie Yang, incentrato sulle vicende di una ragazza asiatica negli Stati Uniti - una ladra e una bugiarda insospettabile - che si innamora di un rampollo di sangue blu del New England (la voce è di Federica Toti).


Tra festival e concorsi


Buona giornata internazionale dei podcast!