Luca Leoni, ceo di Show Reel: «Il contenuto comanda sempre, soprattutto nei podcast»

La content agency ha prodotto i primi podcast originali di Spotify Italia. Trovi poi alcune notizie (come il podcast del catalogo Ikea) e i consigli di ascolto ("La recherche" è ora un audiolibro)

Ciao! Io sono Andrea Federica de Cesco e questa è Questioni d’orecchio, la mia newsletter settimanale dedicata al mondo dell’audio parlato, podcast e audiolibri in primis.

L’edizione di oggi inizia con un’intervista a Luca Leoni, a capo della media company che ha prodotto i primi podcast originali di Spotify Italia.
Ci sono poi le notizie della settimana, dai vari tentativi di fare concorrenza a Clubhouse al podcast del catalogo Ikea.
Mirko Lagonegro, ceo e fondatore di Digital MDE, parla quindi di corporate podcasting.
Per concludere ti lascio alcune chicche e curiosità e i soliti, immancabili consigli di ascolto.
Buona lettura!

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Show Reel e i primi podcast originali di Spotify Italia

È trascorso circa un mese da quando Spotify Italia ha annunciato che avrebbe iniziato a lanciare podcast originali. Da allora ne sono usciti tre: Tutto Sanremo ma dura meno, dei The Jackal; L’educazione responsabile, di Alli Beltrame; e Complottisti domestici, dei theShow. Tutti e tre sono prodotti da Show Reel Agency, content agency che segue una quarantina di persone (da Michele Bravi a Sofia Viscardi). La società fa parte di Show Reel Media Group, fondato a Milano nel 2007 da Luca Leoni. «Spotify ci ha contattato chiedondoci di pensare a delle proposte per riempiere il loro palinstesto di podcast. Per ciascuno dei tre podcast già disponibili ci abbiamo messo circa tre mesi tra riunioni, scrittura e test vari per arrivare all’idea definitiva. Ora stiamo procedendo con la registrazione e con l’editing delle nuove puntate. Cerchiamo di migliorare di volta in volta», racconta Leoni. «Inoltre siamo in fase di scrittura e registrazione di nuovi podcast, ne usciranno diversi nei prossimi mesi. Per l’autunno abbiamo in programma un progetto importante».

Da in alto a sinistra procedendo in senso orario: la cover di Complottisti domestici di theShow, quella di Tutto Sanremo ma dura meno di The Jackal, il ceo di Show Reel Media Group Luca Leoni e la cover di L’educazione responsabile di Alli Beltrame

I podcast, racconta il ceo di Show Reel Media Group, gli sono sempre interessati. Tra il 2011 e il 2016 ha lavorato come autore per un programma radiofonico di Radio Deejay, A tu per Gu, condotto dallo youtuber e attore Guglielmo Scilla aka Willwosh. La trasmissione prevedeva sia una classica diretta radiofonica sia una diretta streaming tramite webcam. «Per ogni puntata alla fine producevamo un podcast, che non era la mera trasposizione del programma radiofonico». Show Reel ha poi ideato due serie audio distribuite in esclusiva da Audible: Genitori Ninja di The Pozzolis Family e Roberta Cavallo, nel 2019, e Le mani sul mondo di Roberto Saviano, nel 2020. Quella con Spotify è la prima collaborazione in ambito podcast in cui l’agenzia si occupa anche della produzione. Al momento la società si appoggia a un partner, ma da giugno avrà uno studio interno. E nel frattempo ha messo in piedi un team dedicato ai podcast, con un redattore, un autore, un montatore e un fonico.

Luca Leoni ai tempi del programma radiofonico di Radio Deejay A tu per Gu, condotto dallo youtuber e attore Guglielmo Scilla aka Willwosh. È andato in onda dal 2011 al 2016

«Per noi non c’è differenza tra creare contenuti per un libro, un podcast o un video. Lavoriamo sul contenuto», spiega Leoni. «Al momento se guardo la classifica dei podcast in tendenza su Spotify quello rivolto ai genitori di Alli Beltrame, che ha poco più di cinquemila follower su Instagram, è sopra a quello dei theShow, che invece contano 3,5 milioni di follower su YouTube. È il contenuto che comanda. Se il contenuto è quello giusto non c’è influencer che tenga. Magari i grandi nomi possono servire a dare una forte spinta al principio, ma quella fiammata poi si spegne se non c’è il contenuto».

Un altro tema su cui l’imprenditore si concentra è la community. «Investiamo nei rappresentanti delle community su cui decidiamo di puntare», dice. «E più hai contenuti che interessano alle varie community più hai la possibilità di andare su piattaforme diverse. I contenuti sono fondamentali soprattutto nell’audio: solo pochi riescono a creare contenuti audio. È necessario pensare che dall’altra parte potrebbe esserci qualcuno che non capisce il contesto, bisogna essere in grado di raccontare le immagini».

La questione della community è importante per capire il modus operandi della società e, in particolare, la sua strategia nella scelta delle tipologie dei podcast da realizzare. «Quando è nata The Pozzolis Family non c’era nessuno che riuscisse a parlare con tono ironico ai giovani genitori. Noi partiamo sempre da un’analisi delle community», ribadisce Leoni. «A Show Reel ci sono persone che studiano i commenti sui social, che esaminano cosa funziona e cosa no, quali sono le reazioni delle persone di fronte alle novità… Modifichiamo formati e toni a seconda di come cambiano le abitudini e la prospettiva degli utenti. Spotify ci ha scelto per questo: perché siamo capaci di abbinare il personaggio giusto al format giusto e di garantire la qualità del contenuto, senza mai venire meno ai nostri valori».

L’ad di Show Reel fa poi una una considerazione generale sull’attenzione crescente per l’audio: «La tecnologia sta cercando sempre più di conquistare i nostri sensi e di intercettare la nostra nuova gestione del tempo. Grazie al podcast puoi fruire del contenuto che preferisci quando e dove vuoi. I brand che si stanno aprendo a questo mondo sono sempre di più». E di Clubhouse che ne pensa? «Non vorrei che facesse la stessa fine di Myspace. All’inizio su Myspace c’erano pochi grandi musicisti con cui si poteva chiacchierare. Quando tutti hanno avuto la possibilità di crearsi una vetrina Myspace è morto. Ora sta succedendo un po’ la stessa cosa con Clubhouse: nascono sempre più room, con sempre meno contenuti interessanti».


Le notizie della settimana

  • Secondo l’Annual Report 2020 di IAB (Interactive Advertising Bureau) entro la fine del 2021 il mercato dei podcast negli Usa arriverà a valere un miliardo di dollariA livello mondiale ne vale già 1,4.

  • Swell, una startup di San Francisco, ha lanciato un’app per iOS e Android dedicata alle conversazioni audio vocali. La grande differenza rispetto a Clubhouse è che, mentre quest’ultima ospita conversazioni che avvengono in tempo reale, nel caso di Swell si tratta di commenti asincroni: è possibile postare un messaggio audio (eventualmente accompagnato da un link e da una foto) di massimo cinque minuti e gli altri utenti possono ascoltarlo e rispondere in un secondo momento con un altro audio.

  • Anche Telegram punta sulle chat vocali. Ha infatti introdotto all’interno della sua app Android la funzionalità Voice Chat 2.0, che dà la possibilità di avviare e partecipare a conversazioni audio. Anche qui ci sono delle differenze rispetto a Clubhouse: i partecipanti possono decidere di restare anonimi e gli amministratori di una room hanno la facoltà di registrare tutto o parte dell'evento audio.

  • Spotify ha annunciato alcune novità che mirano a rendere l’home page più personalizzata. Una riguarda i podcast: gli utenti Premium potranno visualizzare nuovi episodi direttamente dalla home; questi ultimi saranno contrassegnati da un pallino blu per renderli più visibili, mentre gli episodi che sono stati riprodotti solo in parte mostreranno una barra d’avanzamento.

  • Google ha esteso la funzione Live Captions - prima disponibile soltanto ai possessori di uno smartphone Pixel - a chiunque usi un browser Chrome. Live Captions utilizza l'apprendimento automatico per creare in automatico sottotitoli per video o audio dove prima non esistevano e per rendere così il web molto più accessibile a chiunque sia sordo o ipoudente.

  • Nel 2020 le entrate della divisione podcast di Vox Media sono raddoppiate rispetto al 2019.

  • Sono 19 milioni gli italiani che seguono programmi radiofonici in formato video attraverso uno schermo (tv, smartphone o pc). In un anno c’è stato un aumento dell’8% di spettatori dei canali televisivi della radio. Lo ha rilevato il Censis.

  • Ikea ha trasformato il suo catalogo 2021 in inglese in un podcast lungo quasi quattro ore. Si chiama The IKEA Audio Catalog, è disponibile su YouTube, Spotify e Audiobooks.com e comprende 13 capitoli. Ikea aveva già annunciato che quest’anno è l’ultima volta che pubblica il catalogo cartaceo.


Corporate Podcasting

Di Mirko Lagonegro, ceo e cofondatore di Digital MDE

Negli ultimi tempi sempre più aziende stanno implementando il linguaggio audio nelle loro attività di comunicazione interna, sia per poter informare dipendenti e collaboratori su iniziative, progetti e nuovi prodotti, sia per finalità prettamente formative. È il corporate podcasting, un’applicazione del digital audio che seguo da un paio di anni e di cui voglio condividere le ragioni alla base della sua crescente adozione, i vantaggi che offre, come dovrebbe essere implementato al meglio e qualche esempio di grande successo dal mondo. Andiamo con ordine e partiamo dai vantaggi.

Con il corporate podcasting si può trasmettere a tutta l’organizzazione l’identità, la cultura e i valori aziendali; si può fornire tempestivi aggiornamenti su strategie e obiettivi, rendere “più umane” le comunicazioni migliorando il rapporto dirigenza–staff, specie in quelle grandi aziende in cui i top manager non riescono ad essere presenti. E ancora, supportare l’ingresso delle nuove risorse in azienda, il cosiddetto “onboarding”, formare e aggiornare le abilità e le competenze del personale riducendo apprezzabilmente gli investimenti necessari. Grazie alle caratteristiche del linguaggio audio, che non richiede attenzione visiva esclusiva, le persone possono fruire di contenuti informativi e formativi con grande flessibilità, senza essere obbligati a restare davanti a uno schermo dove, diciamocelo, non è che ci sia sempre bisogno di vedere chissacché. L’audio, poi, consente di mantenere l'attenzione delle persone per periodi di tempo più lunghi, fornendo quindi la possibilità di approfondire un argomento, e offre una valida ed efficace alternativa alla quantità di mail e messaggi che ogni lavoratore riceve quotidianamente.

Dirai: «Si vabbè, ma la creatività, dov’è? Dov’è lo storytelling in un podcast aziendale?». E qui ti volevo... Ora, al di là di specifiche esigenze “tattiche”, come ad esempio rendere disponibili un aggiornamento settimanale, una scheda prodotto o una procedura aziendale, informazioni “di servizio” che possono efficacemente essere “tradotte” in audio, credimi: senza il massimo impegno creativo, senza applicare tutte quelle tecniche che contraddistinguono la migliore narrazione sonora, non sarà possibile creare dei contenuti che vengano sentiti, non che devono essere sentiti. Parlare di innovazione, del significato del purpose aziendale o condividere tecniche commerciali è tanto più efficace quanto il contenuto è nel contempo di valore per chi ascolta e per l’azienda che lo commissiona, cioè è capace di informare e formare piacevolmente e con autorevolezza, garantendo il raggiungimento degli obiettivi di comunicazione e di business dell’azienda.

Come? Beh, al netto dei “segreti dello chef”, di certo c’è che mai come in quest’ambito di applicazione non si deve fare l’errore di guardare alla sola produzione in sé: è obbligatorio guardare al corporate podcasting come ad un progetto, definire prima gli obiettivi che si vuole raggiungere, sviluppare la strategia corretta, allocare le risorse necessarie, programmare ed eseguire, pensando al tone of voice, ai conduttori, alla formatica da utilizzare, al visual e al sound design e alla promozione (sì, è necessaria anche in questo contesto) e poi, ma solo in ultimo, ai contenuti.

Qualche esempio di quelli belli nel mondo, ora. Tell Me Why di American Airlines, un podcast che parla del "perché" delle decisioni prese o dell'approccio adottato dall’azienda: dal feedback sulla nuova uniforme per gli assistenti di volo alle regole di trasporto in cabina, tutte le domande dei dipendenti ricevono risposte direttamente dal moderatore, Ron DeFeo, il vicepresidente delle comunicazioni della compagnia aerea, che sa rendere la sua performance così impressionante che non solo i dipendenti ma anche i fan della compagnia aerea lo seguono regolarmente. Poi Audi, che gestisce una produzione di podcast per i suoi dipendenti in cui vengono discusse le ultime notizie dalle sue sedi. E Adidas: Mark King, ex capo per il mercato nordamericano, con il podcast Extraordinary Happens ha discusso di ciò che si può imparare dagli atleti professionisti in termini di forza di volontà e leadership, un formato divertente con il quale motivare i dipendenti.

Come dicevo all’inizio anche da noi il corporate podcast inizia a diffondersi, al punto che ne abbiamo fatto il tema di un nostro webinar all’interno della Milano Digital Week. Abbiamo invitato due manager di un’importante banca italiana proprio per sentire dalla viva voce delle aziende come e perché stanno utilizzando l’audio per comunicare e formare i loro dipendenti e collaboratori. Lo trovi qui.


Cose extra


I consigli di ascolto: podcast

  • Il 21 marzo ha debuttato su Audible Razzismo Made in Italy di Irene Facheris e Bellamy. La data di uscita non è casuale: il 21 marzo si celebra la giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale. È proprio questo che le conduttrici mirano a fare nel corso dei dieci episodi: attraverso esempi concreti e indicazioni pratiche provano ad aiutare gli ascoltatori a decolonizzare la mente e a chiudere le porte agli stereotipi e ai retaggi coloniali. Bellamy è cofondatrice e media producer di Afroitalian Souls, cultural curator e attivista. Facheris è una formatrice, scrittrice, attivista femminista e fondatrice e presidente dell’associazione Bossy. Inoltre è l’ideatrice della serie audio Equalitalk, di cui Razzismo Made in Italy rappresenta la seconda stagione. Nella prima, intitolata Coming Out, Facheris aveva parlato di cultura LGBTQ+ con la rapper Mc Nill.

  • Il 21 marzo è anche la giornata internazionale delle foreste. Per l’occasione Ferdinando Cotugno e Luigi Torreggiani hanno lanciato Ecotoni, podcast dedicato al patrimonio forestale italiano disponibile sulle app free. Ne ho scritto qui.

  • Per gli appassionati di true crime c’è invece Storie di tenebra di Michele D’Innella, podcaster e laureando in Giurisprudenza. Il podcast, sulle app d’ascolto gratuite, racconta i serial killer, le stragi e i delitti più oscuri della storia italiana. Al momento sono previsti cinque episodi con cadenza bimensile. Il primo si concentra sulla strage avvenuta a Erba, in provincia di Como, l’11 dicembre 2006. Le vittime furono quattro: Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk, la madre Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini. Per gli omicidi furono condannati i coniugi Olindo Romano e Angela Rosa Bazzi. Anche se, come sottolinea D’Innella (e qui emerge il suo background giuridico), ci sono diversi elementi che non quadrano. La prossima puntata sarà dedicata invece a Donato Bilancia. Sound design e colonna sonora sono degli artisti Kif Kiffen (Claudio La Piana) e Walino (Nicola Antonacci), fondatori dell’Accademia delle Arti di Strada di Bari (ADAS).

  • Infine ti consiglio l’ennesimo capolavoro di Chora Media: Proprio a me di Selvaggia Lucarelli, a cura di Debora Campanella e Pablo Trincia e con il sound design e le musiche di Luca S. Micheli. Si parla di dipendenze affettive, un tema che Selvaggia conosce molto bene: nella prima puntata (l’unica disponibile al momento) narra la propria esperienza (qui trovi un’intervista di Elvira Serra a Lucarelli al riguardo). È un racconto duro e doloroso, a cui si aggiungono quelli di alcune amiche della giornalista. Sono previste altre sei puntate a cadenza settimanale: nelle prossime cinque Selvaggia raccoglie le storie di persone che hanno attraversato quello che ha attraversato lei, nell’ultima dialoga con una psicologa.

I consigli di ascolto: audiolibri

  • Alla ricerca del tempo perduto, di Marcel Proust, è considerato dal Guinness dei Primati il romanzo più lungo del mondo, con circa 9.609.000 caratteri scritti in 3724 pagine. Se queste cifre ti hanno sempre scoraggiato dall’intraprenderne la lettura, forse puoi provare ad ascoltarlo. Emons ha appena pubblicato la versione audio del primo volume, Dalla parte di Swann, che narra l'infanzia di Proust a Combray. La narratrice è l’attrice Anna Bonaiuto, mentre la prefazione è scritta e letta da Ilaria Gaspari. L’audiolibro è disponibile sulle varie piattaforme d’ascolto. [Durata: 21 ore e 45 minuti]

  • C’è poi la versione audio del nuovo bestseller del maestro del thriller Donato Carrisi, Io sono l’abisso: una caccia che trae origine dalle profondità del lago di Como, una rincorsa tra un serial killer che ha commesso un solo errore e una donna in lotta col suo passato. L’audiolibro, prodotto da Salani e distribuito da Audible, è letto dall’attore e doppiatore Alberto Angrisano. [Durata: otto ore e sei minuti]

  • L’ultimo consiglio è l’audiolibro di Nero d’inferno di Matteo Cavezzali, dedicato alla storia di Mario Buda, altrimenti noto come Mike Boda. Immigrato a Ellis Island nel 1907 partendo dalla Romagna, nel settembre 1920 orchestra l’attentato più terrificante che l’America avesse mai subìto: una bomba a Wall Street, con 38 morti e 143 feriti. Quindi scompare nel nulla. Dopo un’esistenza segnata da menzogne e misteri, torna a Savignano e riprende a fare il lavoro che ha sempre fatto: il calzolaio. L’audiolibro è prodotto e distribuito da Storytel. Il narratore è il doppiatore e dialoghista Maurizio Fiorentini. [Durata: sette ore e un quarto]


Per oggi è tutto. Hai delle curiosità, vuoi darmi qualche suggerimento o segnalarmi qualche podcast oppure hai semplicemente voglia di scambiare quattro chiacchiere? Scrivimi! La mia email è andreaf.decesco@gmail.com.

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