Podcast, musica e diritti d’autore: tutto quello che bisogna sapere

Ne parlo con l’avvocato Saverio Cavalcanti. Trovi poi le notizie della settimana (dalla nascita di un nuova app sulla scia di Clubhouse al primo podcast di Paris Hilton) e sei consigli d'ascolto

Ciao! Io sono Andrea Federica de Cesco e questa è Questioni d’orecchio, la mia newsletter sul mondo dell’audio parlato (podcast e audiolibri, ma non solo).
Uno dei principali dilemmi dei podcaster riguarda l’utilizzo della musica. Si possono usare canzoni altrui? Come? Ne ho parlato con Saverio Cavalcanti, che ringrazio per la pazienza con cui ha risposto alle mie domande.
Trovi poi le principali notizie della settimana, con un commento di Mirko Lagonegro (ceo e cofondatore di DigitalMDE) sui dati di Chartable.
E infine, come sempre, ci sono i consigli di ascolto.
Buona lettura!


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Podcast, musica e diritti d’autore: tutto quello che bisogna sapere

La musica è un elemento fondamentale nella maggior parte dei podcast. Difficile trovarne uno dove sia completamente assente, che si tratti della sigla o di brani musicali che fanno da sottofondo alla voce oppure che contribuiscono a creare un’ambientazione sonora o a sottolineare determinati passaggi. Ma l’utilizzo della musica all’interno di un podcast presuppone una certa conoscenza del diritto d’autore. È una materia complicata e spesso comprare la licenza per riprodurre una canzone è caro. Per questi motivi diversi podcaster preferiscono produrre personalmente la musica per i propri podcast oppure pagare qualcuno per farlo. Un’altra alternativa è quella di attingere a siti dove si trova musica royalty free, come SoundCloud o Freesound. Può però accadere che per determinati progetti sia indispensabile utilizzare una specifica canzone. Cosa bisogna sapere in questo caso? Per fare chiarezza ho coinvolto Saverio Cavalcanti, avvocato con esperienza decennale in ambito Ip (proprietà intellettuale) e Tmt (tecnologia, media e telecomunicazione) che da settembre è socio responsabile del settore Tmt nello studio legale Franzosi Dal Negro Setti. «Conoscere le regole sul diritto d’autore è essenziale non soltanto per evitare di ledere diritti di terzi tramite il proprio podcast», commenta l’avvocato. «Ma anche per proteggersi da usi illeciti».

Quali sono le principali norme che disciplinano la materia?
«Innanzitutto la legge sul diritto d’autore (Legge n. 633/1941). Poi la Direttiva Ue sul diritto d’autore nel mercato unico digitale (Direttiva UE 2019/790), che dev’essere ancora recepita in Italia. Infine gli articoli del codice civile che hanno ad oggetto diritti assoluti (art. 6-10): nome, immagine, voce etc.».

Chi detiene i diritti di una canzone? Quali sono le differenze tra diritti autorali e diritti secondari (ossia diritti connessi e diritti di copia privata)? Dopo quanto tempo si estinguono?
«Solitamente, i diritti d’autore sono detenuti dal produttore discografico (a cui l’autore li cede tramite il contratto discografico).
Per diritti d’autore si intendono, in generale, tutti i diritti di sfruttamento economico di una canzone, che possono essere differenziati per modalità di sfruttamento (ad esempio, tra radio, tv e internet) oppure ricomprendere diritti quali la possibilità di estrapolare parti della canzone, tradurla in un’altra lingua, etc. Questi diritti hanno durata pari a 70 anni, decorrenti dalla morte dell’autore.
Per diritti connessi si intendono invece i diritti dei performer (artisti, interpreti, esecutori) e anche quelli dei produttori - in questo caso nello specifico si chiamano diritti di fissazione sul fonogramma (o diritti di master). Ad esempio, se io suono in tv un brano dei Queen, i diritti d’autore spettano ai Queen, i diritti connessi a me. La durata dei diritti connessi è pari a 50 anni.
Per diritto di copia privata si intende infine il compenso che si applica su qualsiasi supporto “vergine” (chiavetta Usb, lettori mp3, smartphone etc.) per il solo fatto che, tramite tali dispositivi, è possibile effettuare registrazioni di opere protette dal diritto d’autore. Si tratta quindi di un diritto “istantaneo” legato alla vendita del dispositivo. La SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori, ndr) riscuote questo compenso e lo ripartisce ad autori, produttori e artisti interpreti».

È possibile pubblicare una canzone o una sua parte all'interno di un podcast?
«Sì, ma è generalmente necessaria l’autorizzazione dell’avente diritto (di norma, il produttore). Il processo è definito “sincronizzazione” ed è l’adattamento/sovrapposizione di una musica su un elemento audio o audiovisivo».

Ci sono delle eccezioni?
«Possono esservi delle eccezioni, ad esempio quando la “citazione” della canzone (questo il termine tecnico) è effettuata per scopi di libera discussione, contenuti giornalistici d’attualità o scopi didattici/di studio. Da tenere presente che non esiste un limite specifico di secondi “consentiti” di citazione».

A chi bisogna chiedere l'autorizzazione per la pubblicazione, eventualmente?
«È consigliabile rivolgersi in prima battuta alla SIAE, ossia la collecting society di autori e produttori, e a SCF, la società che in Italia gestisce la raccolta e la distribuzione dei compensi dovuti ad artisti e produttori discografici per l’utilizzo in pubblico di musica registrata. Per quanto i diritti connessi dei performer, sono gestiti dal NUOVO IMAIE in maniera simile a quanto fa la Siae con i diritti d’autore».

I costi quali sono?
«Dipende dall’utilizzo che se ne fa, dal minutaggio, dal tipo di accordi esistenti etc.»

Cosa si rischia se si infrange il copyright?
«Da una parte il risarcimento del danno derivante dalla violazione del diritto (cioè il pagamento di una somma di denaro) e, dall’altra, l’obbligo di rimuovere l’opera dal podcast, con conseguenze potenzialmente molto dannose sotto il profilo editoriale. In alcuni casi avviene la rimozione del podcast stesso».

Come agiscono le varie piattaforme di distribuzione di podcast?
«Normalmente concludendo contratti di licenza d’uso con i propri clienti (che di solito pagano una fee per avere i contenuti) e accordi di licenza multi-territoriali con i produttori (in cui le piattaforme pagano i produttori per l’utilizzo delle opere su cui hanno i diritti). Le piattaforme – e molti produttori – possono utilizzare strumenti informatici (come file spider) per segnalare o bloccare la diffusione illecita delle opere diffuse (nella prima bozza di Direttiva Copyright 2019 si individuava un meccanismo di filtraggio obbligatorio dei contenuti da parte delle piattaforme di video-sharing, come YouTube)».

Quali sono le principali differenze tra Italia e Usa, per quanto riguarda i diritti delle opere musicali?
«La prima differenza è il momento della nascita del diritto: in Italia coincide con la creazione dell’opera, negli Usa con il deposito presso soggetti preposti. I meccanismi di riscossione delle royalties per gli utilizzi in Italia (e, in genere, in Europa) sono gestiti da soggetti “para-pubblici” (come la Siae), mentre negli Usa il mercato è più liberalizzato. Inoltre, allo stato attuale i meccanismi anti-pirateria diffusi negli Stati Uniti appaiono tendenzialmente più efficaci di quelli europei».

E se invece volessi pubblicare l'audio di un film, di una serie tv, di un video online o di un programma radiofonico? E quello di un altro podcast?
«Stessa impostazione: devo avere l’autorizzazione dell’avente diritto, salvo eccezioni dovute ad esempio a libera discussione, contenuti giornalistici d’attualità o scopi didattici o di studio».

Posso pubblicare un estratto di un audiolibro? O leggere un brano di un libro?
«Come nei casi precedenti è necessaria l’autorizzazione dell’avente diritto, anche se possono esservi delle eccezioni - ad esempio, quando la citazione della canzone è effettuata per scopi di attualità giornalistica o didattici».

Cosa succede in questi casi se infrango i diritti?
«Sono passibile a richieste di risarcimento del danno. E sarei costretto a rimuovere l’opera inserita dal podcast, con potenziali serie interferenze con il mio contenuto editoriale».


Le notizie della settimana

  • A proposito di Clubhouse, da lunedì è impossibile accedere all’app in Cina - se non attraverso una Vpn (Virtual Private Network). Nei giorni scorsi sempre più utenti avevano iniziato a usare Clubhouse per discutere riguardo a tematiche politiche sgradite al governo, come le proteste a Hong Kong, i campi di rieducazione nello Xinjiang e le relazioni con Taiwan. In realtà l’app non era disponibile nell’App Store cinese già da mesi (era stata rimossa poco dopo il suo rilascio a settembre), ma molti utenti avevano comunque trovato il modo di scaricarla - ad esempio usando ID Apple stranieri. In Cina, come in altre parti del mondo, la popolarità di Clubhouse era cresciuta dopo che anche Elon Musk (ceo e fondatore di Tesla, Neuralink e SpaceX) era arrivato sull’app.
    [Per saperne di più su Clubhouse puoi ascoltare questo episodio di Corriere Daily, dal minuto 11.40].

  • Anche Paris Hilton si è data al podcasting. Lo show della showgirl statunitense, realizzato insieme a iHeartMedia, si chiamerà This is Paris (come il documentario pubblicato l’anno scorso) e debutterà il 22 febbraio. Il podcast sarà un mix di contenuti privati e dialoghi con celebrità, amici e parenti di durata variabile: ogni settimana un episodio più lungo e approfondito si alternerà con una serie di brevi messaggi di 2-3 minuti ribattezzati “podpost”.

  • Spotify ha pubblicato i risultati finanziari relativi al quarto trimestre 2020: gli utenti attivi mensili sono cresciuti del 27% anno su anno (per un totale di 345 milioni, di cui 155 milioni paganti), gli accantonamenti netti sono passati da 64 milioni di euro del 2019 a 74 milioni e le entrate pubblicitarie hanno raggiunto la cifra di 281 milioni di euro (con una crescita del 29% sull’anno precedente). «In base al comportamento degli utenti quando iniziano a usare Spotify, crediamo che l’ascolto di podcast sia stato un fattore determinante nell’accelerazione degli accantonamenti netti», ha commentato Daniel Ek, fondatore e ceo di Spotify. E anche l’aumento delle entrate pubblicitarie viene ricondotto ai podcast, dove sono cresciute del 100% anno su anno. Attualmente su Spotify ci sono 2,2 milioni di podcast, ascoltati dal 25% degli utenti attivi mensili. Rispetto al quarto trimestre 2019 le ore di ascolto di podcast sono quasi duplicate.


Less Is More

Di Mirko Lagonegro

II numeri di Chartable parlano chiaro: il podcast cresce, per fruizione e produzione, in tutti i Paesi, Italia compresa. Da operatore del settore ne sono felice, ovviamente, ma non credo che l’incremento della produzione sia una buona notizia di per sé, anzi. Più che di altri podcast, abbiamo bisogno di altri ascoltatori, e di fare tutto ciò che serve a farli appassionare al mezzo. Come a dire che, più che gioire dei 3 italiani su 10 che oggi ascoltano podcast – e Dio solo sa quanto l’ho fatto! – inizierei a chiedermi perché più del doppio non lo fa.
Non c’è, ovviamente una sola causa, ma credo che tra le tante ce ne sia una ben precisa, che con la sovrabbondanza di podcast disponibili ha direttamente a che fare. È la cosiddetta User Experience, “termine utilizzato per definire la relazione tra una persona e un prodotto, un servizio, un sistema” (courtesy of Wikipedia ☺), quella roba per cui vado su Netflix (solo per fare un esempio) e con due click trovo quello che voglio o scopro cosa mi potrebbe piacere, e spesso ci azzeccano pure. Invece, se uno oggi cerca un podcast su una piattaforma free, si trova di fronte a un mare magnum di milioni di contenuti, col rischio che si avveri quanto teorizzato nel libro di Barry Schwartz The Parodox of Choice: troppa scelta = nessuna scelta. E ci siamo giocati qualcheduno dei 7 di cui sopra, volete scommettere?
Si dirà: è inevitabile, per un formato di comunicazione nato dal basso, democratico, senza controllori. Ci mancherebbe, ma questo significa che, prima o poi, assisteremo a una “collisione” tra due istanze, entrambe legittime: da un lato il mantenere intatta l’accessibilità al podcasting da parte di “tutti” i creator, dall’altro avviare un percorso, fatto di una UX migliore e di contenuti di qualità capaci di soddisfare meglio gli utenti. Da che parte state?


Due aggiornamenti

  • Contrordine: Cerbero Podcast non chiude. Nella prima live dopo il fantomatico annuncio della chiusura del canale Twitch i quattro membri del team - a cui si è aggiunta la compagna di Mr. Marra, Alex Mucci - hanno parlato con Stefano Feltri, direttore di Domani, il giornale che aveva pubblicato un’intervista ai podcaster in cui criticavano il «femminismo tossico» - intervista da cui Feltri ha preso le distanze.


I consigli d’ascolto

  • Il 28 dicembre del 2014 Pietro Barbini, studente 23enne di Milano, viene aggredito con dell’acido. Chi è stato? E perché? Informatic Forensic Investigation di Stefania Colletta, autrice televisiva e sceneggiatrice, si concentra sulle indagini delle investigatrici digitali Maria Pia Izzo ed Eva Balzarotti.Grazie al loro lavoro si è arrivati all’incriminazione della cosiddetta coppia dell’acido, formata da Alexander Boettcher e Martina Levato. La serie audio, prodotta da storielibere.fm per Audible, è composta da sei episodi da mezz’ora l’uno.

  • Lettera femmina di Maria Elena Tripaldi è un podcast epistolare, una raccolta di lettere che non abbiamo il coraggio o l’occasione di scrivere per raccontare l'esperienza di essere donna in tutte le sue sfumature. Nella prima puntata Tripaldi, che lavora in un ufficio stampa e si occupa di scrittura creativa, si rivolge al proprio corpo, scusandosi per non averlo accettato e amato abbastanza. Gli episodi, dieci in totale, usciranno ogni due settimane. La bellissima veste sonora del podcast, sulle principali app d’ascolto gratuite, è di Michele Eretico Lamacchia, musicista, musicologo, autore radiofonico, speaker e podcaster.

  • Hai mai ascoltato un radiodramma? L’audio fiction di GoodMood Le trappole della vita, su Audible, ricorda da vicino quel genere radiofonico: un film senza immagini, con le voci di attori professionisti nello spazio scenico ricreato con musica ed effetti sonori. I protagonisti sono Sofia e Vittorio, una coppia milanese con due figli: entrambi si ritrovano alle prese con amori di gioventù. I testi sono di Andrea de Nisco e Maura Marenghi, che recitano insieme a Betta Cucci, Walter Rivetti, Daniel Magni e Giada Bonanomi.

  • Ambientato negli Stati Uniti del Sud degli anni Settanta, Bianco di Marco Missiroli è la storia di Moses, la cui vita è guidata dall’amore per la moglie che non c’è più. Moses, un anziano uomo bianco educato all'odio per i neri, viene messo di fronte alla possibilità di riscatto. L’audiolibro, prodotto e distribuito da Storytel, è letto dall’attore Matteo Alì e dura 5 ore e mezza.

  • Il protagonista di C’era una volta adesso di Massimo Gramellini, ambientato nella primavera del 2020, è il piccolo Mattia. Mentre il mondo da un gior­no all’altro si rinchiude in casa, il bambino si ritrova costretto a fronteggiare il suo più grande nemico: quel padre che l’aveva abbandonato quando aveva solo tre anni. Piano piano, anche grazie all’aiuto della nonna e della sorella, Mattia capisce che crescere significa anche imparare a fidarsi. L’audiolibro è prodotto da Salani Audiolibri per Storytel. Letto dall’attore e doppiatore Gino La Monica, dura 5 ore e mezza.


Consigli per il weekend (o quasi): venerdì 12 febbraio è l’African Podcast Day e per l’occasione l’Africa Podfest ha organizzato una serie di eventi digitali.


Sei su Clubhouse? Stasera alle 18.45 se ti va mi trovi a parlare di podcast con Francesco Tassi di Vois e Michele D’Innella di Blu notte.

Vedi l'evento su Clubhouse


Per questa settimana è tutto. Se ti va piacere, scrivimi per consigli, commenti e segnalazioni.
A presto!