Spotify e l'ennesimo caso Joe Rogan: l'audio company può essere considerata un editore?

Ciao! Io sono Andrea Federica de Cesco e questa è Questioni d'orecchio, la mia newsletter settimanale sul mondo dell'audio narrato. Ancora una volta, parto con una notizia su Spotify. Una notizia che spalanca una questione secondo me molto interessante: quando si può iniziare a considerare una piattaforma tecnologica alla stregua di un editore? E quali sono le responsabilità - per la piattaforma - che ciò comporta? A seguire trovi un'altra notizia, riguardo a un test di Netflix che ha a che fare con l'audio (ovviamente), e poi quattro consigli di ascolto - tre podcast perfetti per questi tempi di crisi e un audiolibro sull'educazione sessuale.
Buona lettura!

L'ennesimo caso Joe Rogan e le responsabilità di Spotify

C’è di nuovo Spotify al centro delle notizie sul podcasting. L’audio company ha appena annunciato i risultati finanziari del terzo trimestre 2020: gli utenti attivi ogni mese sono 320 milioni (+29% rispetto allo stesso periodo del 2019), di cui 144 sono utenti premium, ossia paganti; il 22% ha ascoltato podcast (+21% rispetto al secondo trimestre 2020). La piattaforma ospita 1,9 milioni di podcast, contro l’1,5 del precedente trimestre.
Ma il motivo per cui Spotify ha fatto - di nuovo - parlare di sé non riguarda i risultati finanziari, bensì la gestione dell’ennesima controversia scaturita da The Joe Rogan Experience, fortunatissimo podcast dell’omonimo comico e conduttore tv statunitense. Joe Rogan, che dopo l’approdo a Spotify con un accordo da 100 milioni di dollari aveva già suscitato sdegno da più parti a causa di alcune problematiche dichiarazioni, martedì 27 ottobre ha lanciato un episodio di oltre tre ore con il cospirazionista Alex Jones e il comico Tim Dillon come ospiti. Jones, bannato da Spotify (e da altre piattaforme, tra cui Facebook e YouTube) nel 2018, ha cavalcato le solite teorie cospirazioniste. Vari dipendenti di Spotify hanno protestato (anche se Rogan in qualche modo ha smontato le bufale di Jones in diretta) e durante la teleconferenza sui risultati finanziari dell’azienda il ceo Daniel Ek ha risposto che tutti contenuti caricati su Spotify subiscono un processo di revisione: «Applichiamo sempre queste politiche, ma è importante notare che devono essere applicate in modo imparziale, a prescindere da pressioni esterne o interne, […] perché tutti i creatori devono sapere cosa aspettarsi dalla piattaforma».
Una prospettiva interessante della vicenda l’ha offerta il giornalista Casey Newton, grandissimo esperto di piattaforme tech, a Nick Quah, fondatore di Hot Pod (newsletter dedicata ai podcast): «Sospetto che questo è il momento in cui Spotify inizia a essere guardato più come un editore che come un’infrastruttura. Dal momento che stanno pagando lo stipendio di Joe Rogan, sono responsabili di quello che fa in modo più profondo rispetto a quanto lo fosse YouTube, dal momento che quest’ultimo si limitava a ospitare i suoi video. […] La cosa più spaventosa però non è quando in un podcast viene invitato un ospite negativo, ma quando qualcuno con un’ideologia davvero pericolosa si mette a fare podcast - magari iniziando in modo innocuo per diventare seriamente oscuro col tempo […]. Cosa succede quando personaggi bannati da YouTube diventano la nuova generazione di podcaster popolari su Anchor (la piattaforma per creare podcast di proprietà di Spotify, ndr)? A quel punto Spotify interverrà?».

Netflix e l'ipotesi dell'audio in background

Sempre nell’ambito delle piattaforme, Netflix sta testando una funzionalità che - qualora si decidesse di implementarla - porrebbe la società in competizione con produttori di podcast e audiolibri. La funzione, al momento disponibile solo per alcuni utenti Android, consentirebbe di ascoltare in background l’audio di una serie tv o di un film - senza dover per forza vedere il video. Non è chiaro se e come il test verrà portato avanti. La notizia si basa su alcune stringhe di codice che il sito di tecnologia XDA Developers ha scovato nella versione 7.79.1 dell’app di Netflix per Android. Come fa notare l’autore dell’articolo, l’opzione di ascoltare l’audio in background può essere utile sia quando si vuole continuare a seguire la storia ma non si ha la possibilità di guardare lo schermo sia per risparmiare dati mobili.

Tre podcast per questi tempi di crisi

Passiamo ora a qualche consiglio d’ascolto. Nei giorni scorsi sono usciti tre podcast imperdibili: ciascuno dei tre, a modo suo, regala spunti per superare quest’epoca di crisi.
Martedì scorso ha debuttato sulle app free One More Time, podcast ideato e prodotto da Luca Casadei - per chi non lo conoscesse, è un ex manager di personaggi televisivi e il creatore di WSC (Web Stars Channel), fucina di talenti nativi del web. Ogni puntata (della durata fra mezz’ora e un’ora) consiste in una lunga e profonda conversazione tra Casadei e l'ospite di turno - persone che hanno sperimentato la scalata al successo, la caduta e, infine, la rinascita. Nove storie, nove vite raccontate con coraggio e onestà da chi le ha vissute. Si parte dal conduttore Daniele Bossari e dalla sua battaglia contro la depressione. Per concludere con colei che ha aiutato l’imprenditore nel percorso grazie al quale ha appreso il vero valore della realizzazione personale.
Venerdì 30 ottobre è stata la volta di un’altra meravigliosa serie audio, La filosofia di Harry Potter: sette puntate da un’ora e mezza l’una dedicate a sviscerare i riferimenti filosofici disseminati negli altrettanti capitoli della saga. Gli autori e conduttori sono Andrea Colamedici e Maura Gancitano, coppia nella vita e nel lavoro. I due filosofi, creatori del progetto di divulgazione culturale Tlon e già autori di due serie di podcast sulla filosofia, ci portano alla scoperta dei significati profondi dei libri di J. K. Rowling, soffermandosi su momenti e simboli che rimandano a concetti filosofici più o meno noti. E così, per esempio, scopriamo il legame tra Harry Potter e la pietra filosofale e il mito della caverna di Platone (contenuto nel settimo libro de La Repubblica). Il consiglio è quello di ascoltare anche gli audiolibri della saga, con la spettacolare voce di Francesco Pannofino. Si trovano su Audible, che ha prodotto anche il podcast.
E c’è sempre Audible dietro al terzo podcast che vi suggeriamo di ascoltare questa settimana. Si intitola Oltre il confine ed è un audiodocumentario in dieci episodi - da circa 40 minuti l’uno - sulla storia di Karim Franceschi, nato 31 anni fa a Casablanca da una donna marocchina e un ex partigiano toscano. Franceschi, cresciuto a Senigallia (Ancona), è l’unico italiano ad avere combattuto con i curdi a Kobane per liberare la città dall’Isis. Contro i terroristi dello Stato Islamico ha combattuto, un paio di anni dopo, anche a Raqqa, dove era al comando di una brigata internazionale. L’autore del podcast è l’attore e conduttore radiofonico Matteo Caccia, che attraverso un uso sapiente del linguaggio e del sound design ci fa rivivere l’incredibile esperienza di Karim e ci accompagna nel suo mondo interiore. Un elemento fondamentale dell’audiodocumentario sono le musiche originali di Luca Micheli, che diventeranno un disco.

L'audiolibro sull'educazione sessuale

Chiudiamo con l’audiolibro - in esclusiva Storytel - de Le dimensioni non contano. Dizionario POP dei luoghi comuni sul sesso per lui e per lei, narrato dall’attrice Anna Cianca (durata: 13 ore e mezza). Si tratta di un esaustivo compendio dei temi relativi alla sessualità che ancora oggi ci lasciano perplessi, cominciando dalla A di “ansia di prestazione”. L’autrice è Nada Loffredi, psicoterapeuta esperta in sessuologia e coach della trasmissione Matrimonio a prima vista.

A settimana prossima!