“Veleno”, dal podcast alla docu-serie. Pablo Trincia: «Se c’è una buona narrazione, ogni podcast può puntare a diventare altro»

Trovi poi le notizie dalla settimana, a partire dalla partnership tra Storytel e Spotify. Lagonegro ipotizza una mossa di Amazon in ambito podcast. Infine, i consigli di lettura e quelli d'ascolto

Ciao! Io sono Andrea Federica de Cesco e questa è Questioni d’orecchio, il mio spazio settimanale dedicato a podcast, audiolibri e altri contenuti audio.

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Da podcast a serie tv: il caso di Veleno

Negli ultimi anni sempre più podcast sono stati trasformati in serie tv: da Lore a The Line (la cui docu-serie uscirà in autunno), passando per Homecoming, Dirty John (qui e qui), Serial, Limetown, Tiger King e Dr. Death (in uscita quest’estate). Mentre Netflix già da qualche tempo realizza podcast pensati per promuovere i propri show, con interviste, dietro le quinte e spin-off. E ora la società con sede a Los Gatos (California) si prepara ad espandere la propria offerta audio. «I podcast per i fan sono un modo eccellente per entrare in contatto con le nostre storie e i nostri talenti», ha detto il portavoce di Netflix Jonathan Bing.

La maggior parte degli esempi viene dagli Stati Uniti, ma le potenzialità dei podcast per il mercato dell’intrattenimento video iniziano a risultare chiare anche fuori dagli Usa. E il nostro Paese non fa eccezione. L’anno scorso è uscita Gli orologi del diavolo, serie Rai Fiction ispirata a La piena di Matteo Caccia. E martedì 25 maggio è approdata su Amazon Prime Video una serie tv che prende le mosse da Veleno di Pablo Trincia e Alessia Rafanelli (oggi entrambi lavorano a Chora Media). I fatti al centro della storia accaddero a Mirandola, Finale Emilia e Massa Finalese, nella Bassa Modenese, tra il 1997 e il 1998. Oltre venti persone furono accusate di far parte di una setta chiamata “I diavoli della Bassa Modenese” che, secondo l’accusa, sarebbe stata colpevole di pedofilia e violenza nei confronti di 16 bambini. Dalla denuncia di uno di loro seguì una vasta indagine della polizia: tutti i ragazzini furono allontanati definitivamente dalle proprie famiglie.

La vicenda è stata raccontata nei dettagli da Pablo Trincia nel podcast in sette episodi (più uno extra) uscito tra il 2017 e il 2018. Dal podcast Trincia ha tratto anche un libro, uscito per Einaudi nell’aprile 2019. La serie tv, in cinque parti, invece è stata prodotta da Fremantle, con Hugo Berkeley come regista ed Ettore Paternò come produttore esecutivo. Fremantle aveva contattato Trincia dopo l’ascolto dell’ultima puntata del podcast, nell’autunno 2018. «L’idea di trasformare Veleno in una serie non è stata mia. Sono stato chiamato da varie case di produzione, tra cui Fremantle», mi ha raccontato Trincia, che a Fremantle ha venduto i diritti di Veleno e dato tutti i relativi contatti e i documenti. «All’inizio non volevo più sentire parlare di questa storia, avevo un rifiuto. Mi sono fatto rincorrere molto. Poi mi hanno convinto. Hanno fatto un buon lavoro, sono riusciti a recuperare anche le testimonianze di chi non aveva voluto parlare». I sopralluoghi per le riprese sono iniziati nel giugno 2019. Proprio in quelle settimane scoppiava il caso Bibbiano (Reggio Emilia), che ha riportato alle cronache il sistema degli affidi di minori. Se ne parla nel quinto episodio della serie tv.

«Il nostro obiettivo non era una trasposizione pedissequa del racconto di Trincia, ma inserire la sua inchiesta in un contesto più ampio: dando voce a tutte le tesi in campo, raccontando quel dualismo tra “colpevolisti” e “innocentisti” che inevitabilmente si era creato dopo l’uscita del podcast», ha scritto Paternò in una nota di produzione. «Veleno vuole essere una docu-serie che ricostruisce, da un punto di osservazione neutrale, non solo la tortuosa vicenda giudiziaria, ma anche la parabola umana dei principali protagonisti, nel pieno rispetto della verità processuale e delle convinzioni personali di tutte le parti in causa».

Ho chiesto a Trincia perché si è deciso di puntare proprio sulla docu-serie e non, invece, su una serie tv con degli attori che impersonassero i protagonisti dei fatti. «Chi mi ha proposto la serie, Paternò, voleva le voci e le storie vere. Molte delle persone al centro delle vicende infatti sono ancora in vita e possono raccontare in prima persona», mi ha spiegato l’ex Iena. «Ma è una storia che si può narrare anche in modalità fiction. Dirty John, per esempio, è uscito sia come documentario sia come fiction. Uno non esclude l’altra».

In generale Trincia vede con entusiasmo la possibilità di trasformare un podcast in una serie tv. «Chi lavora nel mondo del cinema e delle serie ascoltando un podcast già s’immagina come lo vedrebbe in video. Dopo che è uscito Veleno un sacco di persone che si occupano di intrattenimento video mi hanno chiamato per dirmi: “Noi ce lo immaginiamo proprio”. Essendo professionisti che lavorano appunto con l’immaginazione il passaggio è ancora più immediato rispetto al libro, perché c’è la suggestione sonora, c’è la voce, ci sono le musiche… Altri podcast che ho realizzato, tra cui Le guerre di Anna, hanno avuto un interessamento in questo senso».

Ovviamente fra podcast e video ci sono delle grandi differenze, a partire dal budget. «Nel caso di una serie tv può essere stellare. E poi cambiano i tempi, la scrittura…», prosegue Trincia. «Il podcast richiede una scrittura molto più presente, attenta a ricostruire nella testa delle persone gli immaginari. Ci passa un mondo in mezzo. Inoltre, con l’audio è più facile ottenere certe testimonianze dal momento che non c’è il problema della privacy e quindi del volto, delle immagini».

Finora sono stati per lo più podcast true crime o d’inchiesta a ricevere l’interessamento del mondo video. E gli altri generi? «Esistono anche formati narrativi più leggeri, come Modern Love del New York Times (rubrica scritta, podcast, libro e anche serie tv, ndr). Penso che tutti i formati narrativi si possano adattare. È la narrazione a far scattare il trigger, non tanto il genere. Poi certo, il true crime colpisce sempre: è un genere che funziona molto bene, nei podcast, nei libri, nelle serie, nei film... Ma a fare davvero la differenza è la narrazione: se è ben fatta, ben scritta e coinvolgente, il podcast avrà sempre ottime probabilità di diventare una serie tv».

Per Trincia i podcast in qualche modo rappresentano «il passaggio immediatamente prima» del video: «Il cinema poi deve solo dare poi delle immagini a delle voci che già ci sono. È quasi un confluire naturale verso un altro mondo. Credo che i podcast di qualità possono puntare molto sul fatto di diventare altro: un libro, una serie, un film, una sceneggiatura. Sono ottime piazze di partenza per andare in mille diramazioni diverse».


Le notizie della settimana

  • Twitter si appresta a lanciare negli Usa la funzione Ticketed Spaces. Gli utenti maggiorenni con almeno mille follower e che abbiano ospitato almeno tre spaces nel mese precedente potranno presentare domanda per ospitare stanze audio live a pagamento a partire dai prossimi giorni. Gli utenti riceveranno l'80% delle entrate, al netto delle tariffe di acquisto in-app di Apple e Google. Il restante 20% andrà a Twitter. Le transazioni avverranno attraverso Stripe, di cui Twitter coprirà i costi.

  • Secondo uno studio di Edison Research intitolato Clubhouse Users in America, il 15% degli utenti social maggiorenni ha usato Clubhouse. Il 44% degli utenti usa l’app almeno una volta al giorno, il 28% almeno una volta alla settimana. Il 66% degli utenti è di sesso maschile, il 56% ha tra i 18 e i 34 anni e il 59% è bianco.

  • Inoltre, l’azienda su Twitter ha detto che in due settimane oltre un milione di utenti Android si è iscritto a Clubhouse e che nel giro di altre due settimane gli utenti Android dovrebbero raggiungere lo stesso numero di quelli Apple.


Ma se Amazon decidesse di...?

Di Mirko Lagonegro, ceo e cofondatore di Digital MDE

La gara tra i pesi massimi per acquisire/mantenere/aumentare la propria rilevanza nel contesto digital audio non accenna a diminuire, come ha riportato Andrea qui sopra: prova provata di quanto l’audio sia un tema molto importante per tutti gli OTT (Over-The-Top). Questa settimana la mia curiosità si è concentrata su uno di essi in particolare, Amazon. Bezos & Co. non saranno magari dei fast mover, ma per certo sono dei big mover. Sembra proprio che osservino cosa funziona per poi farlo da par loro: vedi Amazon Prime, nata nove anni dopo Netflix, Amazon Music, lanciata un anno dopo Spotify, o il recente ingresso nel podcasting, sparigliando ogni volta e creando maggiori opportunità per gli utenti. 
E a questo proposito: scommettiamo che c’è di più per quanto riguarda il ruolo che Amazon potrebbe giocare in e per il podcast? Tolto tutto-quello-che-già- sappiamo-essere, Amazon è anche un grandissimo provider di servizi tecnologici mediante la controllata AWS, Amazon Web Services, che da sola apporta oltre la metà dei ricavi al gruppo. Come a dire che se domani volessero proporre un servizio simile a Apple o Spotify Subscription, lo potrebbero fare in souplesse. Ma la cosa che solo Amazon potrebbe fare va più nella direzione marketing/pubblicità, secondo il film che mi sono fatto. Seguimi nel mio ragionamento. 

  1. Premessa per i non addetti ai lavori: Amazon è il terzo player mondiale nel mercato del digital advertising, dato che la quantità di investimenti pubblicitari che chi vende merce pianifica sul portale di e-commerce l’ha portata, secondo alcune fonti, a più che raddoppiare il suo giro di affari (stimato in 21 miliardi di dollari per il 2020), ponendola ormai a ridosso di Google e Facebook, i due leader del settore.

  1. Com’è noto – ma ripeterlo giova sempre – come strumento di comunicazione commerciale il podcast funziona magnificamente se utilizzato per creare la cosiddetta brand awareness e/o per incidere sulla brand reputation, due obiettivi che sono nella parte alta del funnel di acquisto, mentre non dà il suo meglio quando lo si utilizza nella parte bassa, per generare direttamente conversioni all’acquisto. A farla semplice: con un podcast è difficile far comprare un pacco di pasta a chi ascolta, ma se creo un contenuto, ovviamente ben fatto, che parla, giusto per fare un esempio, dell’importanza di una corretta alimentazione/delle tradizioni culinarie italiane/della storia di uno chef/o-di-quello-che-te-pare-ma-che-sia-coerente con il brand che lo produce... beh, allora, altroché se funziona! 

  1. Uno dei motivi di questa difficoltà, oltre alle caratteristiche peculiari del formato e del linguaggio audio (traduzione: dev’essere una storia, non uno spot!), è che, contrariamente a un video - dopo averlo terminato posso cliccare con grande facilità per comprare quel benedetto pacco di pasta - in audio non posso cliccare nulla, o quantomeno non con la stessa semplicità.

Ora, ti viene in mente qualcuno che ha capacità tecnologiche, è forte nel digital advertising e ha un marketplace dove c’è un tizio interessato a promuovere quel pacco di pasta? Un qualcuno che potrebbe benissimo decidere di aggiungere il podcast agli strumenti di comunicazione a disposizione di chi vende prodotti sulla piattaforma, creando quindi una nuova modalità con cui, tra le altre cose, sostenere il lavoro dei produttori di podcast? Io un sospetto ce l’ho...


Consigli di lettura

Il nuovo oligopolio dei podcast: l’industria dei podcast negli Usa è dominata da un numero ristretto di attori, con Liberty, Spotify e la radio pubblica al posto di guida, e Amazon, Apple e il New York Times non molto indietro.

Le celebrità stanno rovinando il podcasting? Da Bruce Springsteen a Paris Hilton passando per i duchi di Sussex, sono sempre di più le persone famose che entrano nel settore. E in molti casi non è un bene.

Quale tipo di audio gli ascoltatori saranno disposti a pagare per abbonarsi? È sui contenuti esclusivi che bisogna puntare, non sulle esperienze d’ascolto prive di pubblicità, sostiene Jeff Vidler di Signal Hill Insights.

Le potenzialità degli abbonamenti ai podcast per la National Public Radio spiegate da Joel Sucherman, Vice President for New Platform Partnerships della NPR, i cui 47 podcast sono ascoltati ogni mese da 20 milioni di persone.

Clubhouse è diventato un luogo d’incontro tra israeliani e palestinesi: nei giorni scorsi una stanza intitolata “Meet Palestinians and Israelis” è passata da essere una chat tra amici a una conversazione di sei giorni con fino a 159 mila utenti.

Come dovrebbe suonare un “book podcast”? Quello che Aria Bracci ha in mente - e che, scrive, ancora non esiste - è un podcast che sia necessario ascoltare prima di leggere un determinato libro, in modo da capirne davvero il significato.

Le app d’ascolto per podcast hanno qualche responsabilità nel momento in cui suggeriscono un podcast agli ascoltatori? Dipende se il suggerimento è frutto di un algoritmo o di una scelta editoriale, risponde Evo Terra.


Le novità da ascoltare


I podcast

  • Radio Raheem è una web radio indipendente nata quattro anni fa che ha il proprio quartier generale alla Triennale di Milano. Complottismi è il loro primo podcast (se si escludono due collaborazioni, con Corraini Editore e Triennale Milano) e consiste in un viaggio tra le principali teorie del complotto che stanno ridisegnando la nostra epoca. Sono previste sette puntate da 25 minuti, una al mese, disponibili sulle app gratuite. Le prime sei sono dedicate ciascuna a una diverse teoria cospirazionista, tra cui QAnon e il Piano Kalergi. La settima invece è uno speciale con interviste a esperti del settore. Il podcast, scritto e condotto dal giornalista Andrea Daniele Signorelli, al momento ha all’attivo un episodio, incentrato su una teoria piuttosto curiosa: quella secondo cui nel 1992 mentre l’Italia discuteva dell’omicidio Falcone, sulla nave Britannia Mario Draghi, la regina Elisabetta e un centinaio di potentissimi smembravano l’Italia, svendendo al miglior offerente tutti i suoi gioielli.

  • Il podcast può rappresentare un ottimo mezzo per comunicare la visione, i valori e la missione di un’azienda. Eroi anonimi di Chiesi Italia, filiale italiana del Gruppo Chiesi (una delle più grandi aziende farmaceutiche italiane), ne è la prova. Il podcast in questione si inserisce all’interno di un’omonima campagna di Chiesi Italia per la sensibilizzazione alla donazione degli organi. Sono sette puntate da 25 minuti circa l’una a cadenza settimanale, sulle app free. Le prime sei raccontano le storie di altrettanti riceventi di trapianto, l’ultima quella di un donatore vivente. Si parte con la storia del dj Alex, che a 16 anni scopre di avere una malattia rara per cui è costretto a sottoporsi alla dialisi. Ma quando il trattamento smette di funzionare l’unica soluzione resta il trapianto. Sorprendentemente si scopre che i reni della moglie di Alex, una donna iraniana di nome Zahra, sono compatibili con i suoi. Il podcast, scritto e realizzato da Rossella Pivanti e prodotto da SbATCH Digital Creative Agency, è condotto dal cantautore Nek, pseudonimo di Filippo Neviani, anche lui donatore.

  • Calcio, provincia e comicità: ecco gli ingredienti centrali di Vesuviana Football Club, nuova serie Audible costruita sul format delle sitcom radiofoniche inglese. Il podcast prende le mosse dalla fantasmagorica promozione in serie A di un’immaginaria squadra di calcio di un inesistente paese campano di 8.487 abitanti. Le 12 puntate da 40 minuti narrano in presa diretta la grottesca epopea della Vesuviana FC, che nell’arco di un’estate arriva a monopolizzare i titoli della Gazzetta dello Sport. Il tutto è raccontato dai suoi conduttori: il faziosissimo Francesco Innocenzo (Francesco Arienzo), l'inappuntabile Carmine Filangieri De Carlo (Carmine Del Grosso) e la puntuale inviata Veronica Mantovani (la regista Veronica Pinelli). Tra le altre voci forse riconoscerai quelle di Francesco Pannofino, Frank Matano, Lodovica Comello, Andrea Colamedici, Marta Zoboli e Pierluigi Pardo, che interpretano alcuni personaggi minori.

    *È approdato su Spreaker il podcast nato dalla settima edizione della campagna sociale #NonCiFermaNessuno, tour motivazionale nelle università italiane dell’inviato di Striscia La Notizia Luca Abete: oltre 80 episodi con le testimonianze dei ragazzi.

Gli audiolibri

  • La protagonista di Avanti, parla, l’ultimo romanzo di Lidia Ravera, si chiama Giovanna ed è una donna con lunghi e folti capelli bianchi. Giovanna è un’operaia in pensione che vive da sola in un bell’appartamento nel centro di Roma e che dedica il proprio tempo alla musica e alla lettura. Le sue giornate si susseguono uguali, in un silenzio da penitente. Giovanna ha pagato il suo debito con la giustizia, ma per lei la punizione non basta mai. A un certo punto nell’appartamento accanto al suo irrompe una famiglia festosa che al principio la donna si limita ad ammirare. Finché non viene coinvolta nella vita dei quattro vicini di casa. L’audiolibro, edito da Giunti e distribuito da Storytel, è narrato dall’attrice Anna Cianca, che dà voce a Giovanna (il libro è in prima persona). [Durata: otto ore e sette minuti]

  • Notizie dal mondo di Paulette Jiles (traduzione di Laura Prandino) ci porta invece in Texas, nel 1870. All’indomani della Guerra civile, l’anziano capitano Jefferson Kidd, veterano di guerra e stampatore in pensione, si guadagna da vivere spostandosi da una città all’altra e leggendo ad alta voce i giornali per un pubblico pagante. Un giorno, a Wichita Falls, Kidd viene avvicinato da Britt Johnson, un nero libero che fa il trasportatore. Sul suo carro c’è una bambina di una decina d’anni vestita alla maniera Comanche. Si tratta di Johanna Leonberger, catturata dagli indiani quattro anni prima. I genitori e la sorellina più piccola sono morti nell’assalto, ma ci sono dei parenti a San Antonio. E così Kidd per cinquanta dollari accetta di affrontare un viaggio di tre settimane per riportare la bambina alla sua famiglia. Una volta avventuratisi nel deserto, al capitano e alla bambina non resta che imparare a conoscersi e fidarsi l’uno dell’altra per sopravvivere. La versione audio è edita da Storyside e distribuita da Storytel. Il narratore è l’attore, doppiatore e speaker Gaetano Lizzio. [Durata: cinque ore e 58 minuti]

  • Per Ada, giovane copywriter protagonista di Nessuna parola dice di noi di Gaia Manzini, le parole sono un gioco. Le parole che la raccontano, però, sa avvolgerle nel silenzio. Per sua madre le parole servono a levigare le anomalie della vita: come il fatto che da sempre, nella casa sul lago, è lei a prendersi cura di Claudia, la bambina che Ada ha avuto quando era molto giovane. Per Alessio più delle parole contano invece i gesti e le immagini. Quella fra Ada e Alessio sembra un’intesa felice, destinata a portarli fino in America. Nonostante lui sia omosessuale. Nonostante Ada non abbia parlato ad Alessio di quella figlia da cui vuole allontanarsi per riconquistare il diritto alla giovinezza. La narratrice dell’audiolibro, edito da Giunti e distribuito da Storytel, è l’attrice e doppiatrice Valentina Framarin. [Durata: sei ore e 54 minuti]


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A mercoledì prossimo!

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