Roberto Sergio su RaiPlay Sound: «Tra qualche mese saremo in grado di competere con Spotify nel campo dei podcast»

In questa edizione trovi: la mia intervista al direttore di Rai Radio Roberto Sergio, un'analisi di Mirko Lagonegro sulla creatività in audio, tre suggerimenti di lettura e otto consigli d'ascolto

Ciao! Io sono Andrea de Cesco (ogni tanto piazzo anche il mio 1“secondo” nome, Federica, giusto per ricordarti che non sono un uomo) e questa è Questioni d’orecchio, la mia newsletter settimanale dedicata al mondo dell’audio parlato, podcast e audiolibri in primis.
In apertura di questa edizione trovi una mia intervista a Roberto Sergio: il direttore di Rai Radio è convinto che alla fine dell’anno la Rai sarà in grado di competere con Spotify sul fronte dei podcast.
Mirko Lagonegro, cofondatore e amministratore delegato di DigitalMDE, parla della creatività in audio e dell’ultimo progetto di Apple, “Time to Walk”. Grazie Mirko, è sempre una gioia leggere le tue analisi!
In chiusura ci sono alcuni suggerimenti di lettura e gli immancabili consigli d’ascolto (con un accenno a Sanremo).
Buona lettura!

[Avviso: questa newsletter è piuttosto lunga e probabilmente il client di posta la taglierà. Nel caso, alla fine dovrai cliccare per leggerla tutta]


Ti ricordo che se vuoi sostenere economicamente il lavoro necessario per realizzare Questioni d’orecchio lo puoi fare. Basta cliccare sul tasto “Subscribe now” e scegliere uno dei piani a pagamento (5 euro al mese o 30 all’anno; ma per i super sostenitori c’è anche l’opzione da 90 euro all’anno).
E se ti sei già iscrittə, GRAZIE! Di cuore.


Rai Radio alla conquista del mercato dei podcast

Si chiama RaiPlay Sound la nuova piattaforma che la Rai ha annunciato mercoledì 24 febbraio. L’app, che verrà lanciata tra qualche mese, permetterà di ascoltare in streaming e offline podcast originali, audiolibri e le trasmissioni dei canali radio Rai. Dietro alla decisione di dare vita a RaiPlay Sound c’è l’ambizione della Rai di diventare leader nel settore del podcasting e dei contenuti audio digitali. Ne ho parlato con Roberto Sergio (che qualche settimana fa mi aveva anticipato qualcosa).

Quando e come è nata l'idea di RaiPlay Sound? Che fine farà RaiPlay Radio?
«Il tema della valorizzazione dei podcast è in discussione già da mesi, ma devo dire che siamo riusciti a imprimere al progetto una fortissima accelerazione tra dicembre e gennaio, grazie alla forte spinta dell’amministratore delegato Fabrizio Salini.
Il come è molto semplice: l’ascolto on demand ormai non può essere più considerato un fenomeno passeggero, una sorta di accessorio dell’ascolto in diretta. È giunto il momento che live e on demand si integrino in un’unica offerta. Da questa considerazione è parso evidente che fosse necessaria una nuova piattaforma, per un’esperienza d’uso realmente rispondente alle esigenze delle persone. RaiPlay Radio verrà chiusa all’avvio della nuova app. Ovviamente, chi già l’aveva scaricata troverà in automatico l’aggiornamento a RaiPlay Sound».

Quando verrà lanciata l'app? E come sarà strutturata? Che tipo di contenuti sarà possibile trovare?
«Entro la primavera, presumibilmente ai primi di giugno. Avrà una modalità di fruizione molto simile a RaiPlay: ci saranno le dirette e l’on demand delle radio e poi una serie di contenuti originali navigabili per genere, argomento, parole chiave eccetera. Come Rai abbiamo una vastità di terreni che possiamo frequentare con i podcast: dall’informazione allo sport all’approfondimento, dai contenuti per bambini alla storia e così via».

Alla presentazione della nuova piattaforma erano presenti Renzo Arbore e Fiorello come ospiti speciali. Avranno qualche ruolo nel progetto?
«Tutti i talent Rai saranno i benvenuti nella realizzazione di contenuti podcast. Sicuramente i colleghi delle radio avranno una maggior facilità di realizzare audio, ma ci aspettiamo e auspichiamo che anche volti televisivi si cimentino con questo particolare formato. Arbore e Fiorello? Non posso ancora garantirlo, ma spero proprio che saranno fra gli amici che realizzeranno per noi i primi podcast».

Lei stesso ha sottolineato che la vera sfida per Rai Radio oggi non viene dalle altre radio, ma da Spotify, da Audible, da YouTube. Può approfondire questo aspetto?
«È quello che è successo in tv qualche anno fa, quando si cominciava a parlare di Youtube (non c’era ancora Netflix) come competitor della generalista. Oggi la radio è esattamente in quella situazione. Le persone hanno un tempo limitato per l’ascolto. Qualche ora al giorno, tra auto, casa e ufficio. Se le offerte di contenuti audio aumentano ciò non significa che le persone possano espandere il loro tempo di ascolto. E quindi se oggi le persone ascoltano Spotify, è chiaro che vanno a erodere tempo di ascolto agli altri mezzi, ad esempio la radio. Ignorare il tema e continuare a combatterci fra radio non porta da nessuna parte. Semplicemente, bisogna guardare la realtà e, anziché voltarsi dall’altra parte, entrare in campo e giocare la partita con avversari nuovi».

In che modo pensate di evitare che altri talent come i The Jackal (protagonisti del primo Spotify Original in italiano) scelgano Spotify al posto vostro per l'eventuale realizzazione di un podcast?
«Non vogliamo obbligare nessuno o creare steccati. L’unica nostra arma sarà il prodotto. L’obiettivo è che si crei un effetto volano per cui i primi contenuti forti attraggano ascoltatori, che potranno attirare altri contenuti e così via. I talent dovranno poter scegliere liberamente di pubblicare su RaiPlay Sound, per la qualità del prodotto e per i numeri che speriamo di poter raccontare presto».

In altre parole, qual è la vostra strategia per diventare leader nel settore del podcasting e dei contenuti audio digitali in Italia?
«Sembra un gioco di parole, ma è proprio così: per diventare leader nei contenuti audio digitali puntiamo tutto sui contenuti audio digitali. Perché si sceglie di ascoltare oggi un podcast? Per il suo contenuto. Per la bravura di chi parla, che riesce a fare storytelling su una cosa che ci interessa. La qualità dei contenuti è l’unica cosa che fa la differenza».

Con gli annunci fatti lunedì 22 febbraio durante l'evento Stream On Spotify ha manifestato una potenza enorme non soltanto in ambito musicale, ma anche in quello podcast. C'è chi teme che possa arrivare a detenere il monopolio del settore: Spotify potrebbe così diventare il punto di riferimento per chi vorrà realizzare un podcast, monetizzarlo e distribuirlo. Cosa ne pensa?
«Di fatto oggi già lo è. Chiunque pensi ai podcast oggi pensa a Spotify. Secondo me già a fine 2021 i soggetti forti saranno due».

È possibile avere qualche dato riguardo al consumo di audio digitale targato Rai e all'ascolto dei vostri podcast? Su quale piattaforme e attraverso quali dispositivi avviene l'ascolto?
«Oggi il podcast su RaiPlay Radio è residuale. Questo per una precisa scelta della piattaforma esistente che era nata come modalità di accesso alle radio in streaming. All’epoca era quello che serviva a RaiRadio per fare awareness per le 12 radio Rai e per garantire l’ascolto digitale nel momento in cui il Dab+ (standard di diffusione di trasmissioni radiofoniche con tecnologia digitale, ndr) era ancora agli inizi. Abbiamo cominciato a produrre poi podcast. Penso soprattutto a Radio 3, a Radio 1 con la potenza dell’informazione, dell’approfondimento e dello sport, Radio 2 con i suoi programmi cult. Ma anche ai canali specializzati, che però non vengono valorizzati all’interno di una piattaforma che non è nata per ospitarli. E presto arriveranno anche i podcast di Isoradio. Quindi i dati assoluti sono poco significativi. Una tendenza però la voglio raccontare: i canali specializzati hanno una fruizione che è di circa il 50% in diretta e il 50% on demand. Dipende ovviamente dai canali, ad esempio Tutta Italiana è più diretta, mentre Techete’ è molto piò on demand. Ma in media il pubblico si divide esattamente a metà. Radio Kids, la radio per i bambini, è esattamente in media, con il 50% dell’ascolto in diretta e il 50% in podcast».

Da qualche tempo si parla anche di vodcast o video podcast. Avete pensato a qualcosa in questo senso? Sempre per quanto riguarda l'aspetto visivo, quali sono stati i risultati della scelta di rendere Radio 2 anche visual?
«La visual radio porta già con sé il concetto dei vodcast. Dovremo studiare bene con i colleghi Digital quale può essere la ricetta giusta in questo senso per andare a intercettare una nicchia di pubblico che non è già quello di derivazione televisiva. I dati della visual radio sono estremamente positivi: il canale è sempre fra i primissimi canali Rai in visione streaming, il tempo di permanenza di circa 40 minuti è altissimo, i dati social sono in continua crescita (200mila follower in più nel 2020). Se si pensa poi che il progetto ha avuto un impatto sui budget aziendali molto basso, non possiamo che esserne felici».


È Podcast, questo?

Di Mirko Lagonegro

Dopo il mio post della scorsa settimana mi è stato chiesto: «Se il podcasting dovesse evolvere verso quella dimensione pop a cui fai riferimento, i podcaster indipendenti potrebbero scontrarsi con dei colossi con cui diverrebbe difficile, se non impossibile, competere. Pensi ci sia il rischio concreto di scomparire o di diventare irrilevanti?».
Risposta breve: no, assolutamente, ma bisogna cambiare prospettiva, e allargare la visione. Per la risposta estesa, t’interessasse mai, dammi qualche minuto in più del tuo tempo. Sono da sempre convinto che il podcast, che è senza dubbio un potentissimo formato di comunicazione, sia solo un “pezzo” di un concetto ben più ampio e innovativo: la possibilità di usare il linguaggio audio per comunicare, sia che lo si faccia per sé stessi che per terzi. Paradossalmente, il successo del podcast sta però “limitando” lo sviluppo della creatività in audio, un po’ come se pensassimo che il film fosse l’unico formato visual esistente solo perché è il più celebre: assurdo, non ti pare? Un esempio di quello a cui faccio riferimento era già stato creato un paio di anni fa da Gimlet (poi uno si chiede perché Spotify se l’è comprata ☺), che tutt’ora produce una serie di storie audio, Chompers, con cui insegnare ai bambini a lavarsi correttamente i denti: è podcast, questo? Ancora: 2Calm è un’app che esiste dal 2012 e che nel 2017 Apple consacrò come “app of the year”. Aggrega contenuti audio utili per la meditazione e agevolare il sonno (oggi è valutata 1 miliardo di dollari…). È podcast, questo? Ultimo esempio in ordine di tempo: Time to walk, progetto creato da Apple e presentato come un’audio walking experience, contenuti originali fruibili da smartwatch che invitano gli utenti a passeggiare insieme ad alcune personalities mentre si ascoltano le loro storie. Lo possiamo chiamare podcast, questo, se anche chi il podcast lo ha diffuso, Apple, non lo chiama così?
Insomma, a me, più che la parola in sé, piuttosto che rispettare una presunta ortodossia del formato o la sacralità dell’RSS Feed, cosa di cui agli utenti credo importi meno di zero, interessa ragionare di altre modalità di utilizzo della narrazione audio applicata a specifiche attività o casi d’uso. Ché, credimi: oltre al podcast c’è un Mondo.


Qualche consiglio di lettura


Consigli d’ascolto: podcast

  • Linguaggio informale e tono scanzonato sono due degli elementi che caratterizzano Il podcast del disagio. Condividere la sfiga sotto la guida delle stelle, nuova produzione de Gli Ascoltabili che ci porta alla scoperta del mondo dei millennial. La serie è condotta dalla DJ e speaker radiofonica Valentina “Vee” Tridente e dalla blogger Cecilia Tanzi, fondatrice della @communitydeldisagio, dove gli utenti condividono quotidianamente vicende di disagio amoroso ed esistenziale. Ed è proprio questo tipo di racconti che le due host commentano nel podcast. Ai tragicomici aneddoti della Community sono associati i segni zodiacali (non a caso gli episodi sono 12): in ogni puntata Mattia Piagneri - in arte AntiChristina - inserisce una pillola di Astrosofia, analizzando le storie sgangherate estratte dalla comunità

  • Da Maschiacci. Per cosa lottano le donne oggi? sprizzano invece energia e determinazione. Quelle dell’autrice e conduttrice del podcast, la cantautrice Francesca Michielin. Ma anche quelle della prima ospite, l’attrice Matilda De Angelis, che si impegna per abbattere gli stereotipi di bellezza (su Instagram si è mostrata più volte struccata, con i segni dell’acne in vista). In ogni puntata del podcast (prima produzione di dog-ear) Michielin intervista una persona diversa, con l’obiettivo di capire cosa significa essere donna oggi e quali sono le battaglie, piccole e grandi, che le donne si trovano ancora costrette a portare avanti

    P.s. Ieri sera Michielin e De Angelis si sono incrociate a Sanremo. La prima si è esibita con Fedez con la canzone Chiamami per nome, mentre De Angelis ha condotto insieme ad Amadeus la prima serata del festival. Le due sono amiche, come si nota ascoltando il podcast, dove parlano anche dell’importanza della sorellanza.

  • Nell’estate 2018 Marta Cagnola lanciava su Radio 24 Come nasce una canzone, programma realizzato con gli autori di Warner Chappell (società leader nel campo dell'editoria musicale) per raccontare cosa c’è dietro il processo creativo di una hit. In occasione del festival di Sanremo è stato lanciato uno spin-off, un podcast originale in cinque puntate ribattezzato Dipinti di blu. Insieme a Eddy Anselmi (super esperto del festival) e ad Alberto Salerno (che ha partecipato 23 volte a Sanremo come autore), Cagnola ripercorre la storia della kermesse attraverso le sue canzoni simbolo.

    Bonus Sanremo: sempre a proposito del festival ti consiglio di ascoltare l’ultimo episodio di Pop Porno di Filippo Ferrari e Tutto Sanremo ma dura meno di The Jackal.

Consigli d’ascolto: audiolibri

  • Il comandante dei Carabinieri Vito Franchini ha esordito qualche settimana fa nel genere thriller con Il predatore di anime (Giunti), dopo avere pubblicato alcuni romanzi d’avventura e saggi da indipendente. La protagonista del libro, da subito nella top 20 e in ristampa, è Sabina, commissario di polizia a Roma, che si trova a fare i conti con un caso di omicidio-suicidio tra coniugi. I sospetti ricadono sul misterioso Nardo Baggio: la sua professione ufficiale è quella di operatore Shiatsu, ma in realtà dà supporto alle vittime di stalking. La narratrice dell’audiolibro, edito da Giunti e distribuito da Storytel, è Federica Fascio. [Durata: 10 ore e 20 minuti]

  • Sono uscite diverse recensioni positive de L’acqua del lago non è mai dolce. Nel suo nuovo romanzo, edito da Bompiani, Giulia Caminito racconta la storia di Gaia, una ragazza che cresce sulle rive del lago Bracciano all’ombra della madre Antonia, donna dura e difficile. La versione audio, edita da Bompiani e distribuita da Storytel, è letta da Tamara Fagnocchi, che dà voce a Gaia (la narrazione è in prima persona). [Durata: 9 ore e un quarto]

  • Nessuno può portarti un fiore di Pino Cacucci (Feltrinelli) è invece la raccolta di sette racconti, ciascuno dedicato a un ribelle diverso: da Horst Fantazzini, rapinatore gentiluomo, protagonista di tentate evasioni disastrose, al bandito Sante Pollastro, cantato anche da Francesco De Gregori. L’audiolibro è edito e distribuito da Audible, che ne ha affidato la lettura (e di conseguenza l’interpretazione) ad Alessandro Curti. [Durata: 7 ore e 43 minuti]


Per oggi è tutto! Hai delle curiosità, vuoi darmi qualche suggerimento o vuoi semplicemente scambiare quattro chiacchiere? Scrivimi! La mia email è andreaf.decesco@gmail.com.

E ti ricordo che stasera, come ogni mercoledì, dalle 18.45 mi trovi su Clubhouse a parlare di podcast con Michele D’Innella (curatore della versione podcast della trasmissione Blu notte di Carlo Lucarelli) e Francesco Tassi e Paolo Pacchiana di Vois.fm.
P.s. Se ne hai bisogno, ho ancora 10 inviti

Vai all'evento su Clubhouse

1

In realtà sarebbe il primo, ma non voglio tediarti con questa storia

2

Mi inserisco solo per consigliare un’altra app per la meditazione. Anzi, per la mindfulness per essere precisa. Si chiama Healthy Minds ed è gratuita. Io la uso da un paio di mesi e mi piace assai